Avevo paura dei... “chiesaroli”
Di: Marco
Ho 26 anni e sono marchigiano di Falconara Marittima. Sto facendo un cammino spirituale con p. Mario, saveriano della comunità di Ancona. È stato lui a suggerirmi di partecipare al “pellegrinaggio saveriano”. Mi è sembrata una buona idea. All’inizio mi ero fatte delle aspettative un po’ in negativo sulle persone con cui dovevo affrontare il viaggio.
Avevo paura di incontrare dei “chiesaroli”. Invece, ho trovato un ambiente sereno, accogliente e vivo. Tutti avevano voglia di affrontare il viaggio nel miglior modo possibile, dando il meglio.
Un viaggio diventato incontro
Certo, dopo 12 ore di viaggio non ne potevo più. C’era confusione e con i vari dialetti non ci capivo molto. Poi, quando ci siamo presentati, abbiamo fatto il primo passo l’uno verso l’altro, e il viaggio si è trasformato in un incontro e confronto continuo.
Devo ammettere che è stata una bella esperienza stare in un gruppo così eterogeneo. In me c’era una sorta di chiusura. Ma quando ho deciso di aprirmi, ho trovato la stessa apertura anche negli altri. Questo mi ha permesso di conoscerli bene. Ho potuto parlare di cose personali, condividere i piccoli e grandi problemi della vita quotidiana. È stato un confronto costruttivo e ho imparato che è bene aprirsi verso gli altri.
Aprirsi agli altri fa bene
Tutti i temi trattati mi hanno toccato. La riflessione sui sogni mi ha aiutato a capire il senso che voglio dare alla vita. Con il tema dell’incontro ho riconosciuto quali sono le persone più importanti per me. Infine, riflettendo sulla croce ho visto cose che nessuno prima mi aveva mai fatto notare.
Ci sono state anche delle difficoltà: mi son dovuto arrangiare e superare i disagi, ma non ho fatto grossi sacrifici e nemmeno grandi rinunce. Ognuno dava il massimo. Si era creato un forte spirito positivo. Ora sento un grande stimolo per vivere nel dialogo la vita di tutti i giorni.
Essere aperti verso gli altri e condividere è molto bello: arricchisce noi e gli altri.








