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Di: FEDERICA

Ho 22 anni, e sono marchigiana di Agugliano. A me piace tutto ciò che non è scontato, e questa era un’esperienza diversa. Perciò ho deciso di partecipare al pellegrinaggio un po’ per curiosità. Ma volevo anche trovare stimoli positivi per andare avanti. Le mie aspettative erano soprattutto spirituali. Sentivo il bisogno di compiere un cammino interiore che mi portasse a certezze più fondate e a sentire di più l’amore di Dio dentro di me.

Braccialetti e campanelli

Il viaggio in pullman è stato caotico. Ricordo le catenine fatte con l’uncinetto per i 150 braccialetti con i campanelli da dare a tutti; i libri iniziati e mai finiti, per portare avanti conversazioni che probabilmente non avremmo più avuto occasione di fare; l’entusiasmo e la gioia trasmessa soprattutto dai ragazzi di Salerno...

È stato bello scoprire che ognuno è diverso dagli altri per atteggiamenti e abitudini, ma è uguale nel cuore, nell’animo, nella fede. Mi ha colpito un gesto fatto durante la preghiera: ci hanno uniti con un filo attorno ai polsi; poi il filo è stato tagliato e ognuno l’ha messo come braccialetto, per ricordare questa nostra unione.

Una missione... possibile

Le difficoltà hanno dato il pepe a tutto. Gli imprevisti e le cose buffe, da un lato ci mettevano alla prova e ci facevano sbuffare, dall’altro erano motivo di allegria. Ho vissuto con l’essenziale, senza aver bisogno di nulla. Questo spirito mi è rimasto anche quando sono tornata a casa.

Ogni tema affrontato durante il pellegrinaggio ha lasciato in me un riflesso profondo. Un aspetto che sento forte è la missione. Ho capito che è un desiderio realizzabile; perciò vorrei chiarirlo e definirlo meglio. Sapere che è possibile mi dà sollievo e speranza.



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