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Modello di pacifica armonia in Indonesia, Intervista a Petrus Satyo

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L'estate scorsa il giovane indonesiano Petrus Satyo è venuto in Sardegna, patria del suo maestro di noviziato p. Bruno Orrù e dell'attuale superiore dei saveriani p. Fernando Abis. Petrus, dilettante violinista, è a Parma per studiare teologia; ha partecipato al campo estivo dei giovani a Cagliari. Abbiamo colto l'occasione per fargli alcune domande.

Quanti sono i saveriani indonesiani?

Siamo circa una sessantina, tra missionari e studenti. Alcuni lavorano in Indonesia; altri lavorano in Bangladesh, Taiwan, Giappone, Sierra leone, Camerun e Brasile; altri sono studenti di teologia in Italia, Camerun, Messico, Filippine e Stati Uniti.

Anche tu sei cresciuto su un'isola...

Sono nato nelle isole Mentawai; ma tra noi e la Sardegna ci sono grandi differenze per stile di vita e cultura. La nostra vita è molto sobria; tante famiglie vivono nei villaggi lungo le coste dell'oceano o nella foresta. La gente è semplice; spesso non ha ricevuto un'educazione scolastica, ma solo l'educazione tradizionale della comunità tribale.

E cosa dici dell' Indonesia?

L'Indonesia può essere considerata come un modello di convivenza fra culture e fedi diverse. Il sistema sociale si basa su cinque principi ("pancasila") che ispirano la Costituzione, garantendo la libertà religiosa a musulmani, cristiani, hindu e buddhisti. Purtroppo, ogni tanto arrivano anche segnali di estremismo, ma i rapporti tra noi sono generalmente pacifici. Noi cristiani in Indonesia sosteniamo che il dialogo interreligioso sia importante e vada vissuto nella vita quotidiana.

Davvero un bell'esempio!

Sì, in Indonesia musulmani e cristiani possono vivere gli uni accanto agli altri, perché la cultura della convivenza è generalmente accettata. Gli abitanti sono cresciuti con questa mentalità fin dai primi tempi: è la cultura della tolleranza e della pace. La società islamica indonesiana è da secoli abituata alla "diversità". Ecco perché cristiani e musulmani nel mio Paese sono capaci di vivere insieme e in accordo.

Come vedi il futuro?

Direi buono, anche alla luce della crescita delle comunità cristiane. Per quanto riguarda i missionari stranieri, sappiamo che c'è difficoltà nell'avere il permesso di entrare e lavorare in Indonesia. Perciò il nostro superiore generale in una sua recente lettera insiste affinché i giovani saveriani indonesiani facciano una bella esperienza di missione, per poi prendere in mano la gestione delle attività saveriane in Indonesia, in modo nuovo e creativo.



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