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P. Mario Menin, direttore di “Missione Oggi”, ha tagliato il traguardo dei 50 anni di ordinazione presbiterale (25 maggio 1974-2024), festeggiati in famiglia e nelle comunità dove risiede. A Brescia, durante la celebrazione Eucaristica, ci ha offerto questa testimonianza.

Il sentimento dominante in questo momento è la gratitudine unita alla benedizione. Come non ringraziare e benedire Dio per avermi ritenuto degno di collaborare con il suo progetto di salvezza dell’umanità…

E come non essere grato a papà Nino e mamma Clara, che mi hanno donato non solo la vita ma anche la bellezza dell’incontro del Vangelo nella semplicità della vita quotidiana… Come non essere grato alle mie sorelle e ai miei fratelli, con le rispettive famiglie, che mi hanno sempre sostenuto nel cammino missionario; come non benedire mia sorella Anna Maria, che è stata l’asse portante femminile della famiglia, quando è venuta a mancare mamma; come non essere grato all’Istituto Saveriano di Parma, che mi ha dato la possibilità di sperimentare l’incontro del Vangelo con culture diverse dalla mia; come non benedire la gente del Brasile, che mi ha accolto e insegnato a cercare Dio tra i poveri e a testimoniare il Vangelo nelle periferie brasiliane… Infine, come non ringraziare e benedire persone, gruppi, associazioni e comunità, ecclesiali e non, soprattutto del volontariato, con cui ho condiviso tratti di cammino e che hanno continuato a sostenermi in tanti modi diversi.

Giunto al traguardo dei 50 anni di ordinazione, m’invade una sensazione di stupore e gioia, come quando si arriva in cima ad un’alta montagna e, nubi permettendo, si contempla il paesaggio sottostante. La soddisfazione è tale da farmi dimenticare la stanchezza accumulata lungo il cammino e dissolvere il senso di smarrimento e confusione che si è insinuato in ogni tappa della scalata.

Il 25 maggio 1974 sono stato ordinato prete nella comunità dei Saveriani di Zelarino-Mestre insieme ad un altro saveriano della Laguna Veneta, Giancarlo Lazzarini. Vescovo ordinante il patriarca di Venezia, Albino Luciani. La mia vocazione missionaria è nata quando ero seminarista nella diocesi di Chioggia. Passavano ogni anno in seminario missionari dei vari Istituti presenti in Italia e parlavano delle missioni. Facevo già parte del Gruppo missionario dei seminaristi, per cui l’interesse andava aumentando. In modo particolare, mi colpì la partenza di un compagno entrato dai Saveriani, p. Piergiorgio Venturini, ora già defunto. Terminato il secondo anno di Teologia, ho chiesto anch’io al vescovo di lasciare il Seminario diocesano per entrare dai Saveriani, prima nel Noviziato di Nizza Monferrato e poi nello Studentato Teologico di Parma, dove ho completato gli studi teologici.

                               Posso distinguere questi miei 50 anni in almeno cinque tappe. La prima, dopo l’ordinazione, non è stata la missione del Bangladesh, come sognavo, ma l’Università Gregoriana di Roma. Per cui, sono stato diversi anni in Italia per l’insegnamento a Parma, fino al 1986, quando sono partito per il Brasile. La seconda tappa è stata quella tra formazione, insegnamento e pastorale, prima a Curitiba, poi Campinas e infine a San Paolo. Rientrato in Italia nel 1998 per un periodo sabbatico, sempre all’Università Gregoriana a Roma, sono stato nuovamente destinato allo Studentato di Parma (terza tappa), nel frattempo diventato internazionale. La quarta tappa dal 2008 al 2016, presso il Centro saveriano di animazione missionaria di Brescia con la direzione della rivista “Missione Oggi”. Una quinta tappa nel 2016, quando mi è stato affidato il coordinamento dei corsi di formazione permanente a Tavernerio (CO). Da allora ho cominciato un’itineranza tra Brescia (“Missione Oggi”), Tavernerio e Reggio Emilia (per i corsi di Teologia, frequentati anche dagli studenti saveriani).

Le tre parole ispiratrici che mi hanno accompagnato durante questi 50 anni sono “annuncio, dialogo e liberazione”, le stesse che stanno sotto la testata di “Missione Oggi”. Annuncio è il dono che abbiamo ricevuto, dialogo il metodo, liberazione l’obiettivo costante e finale.

Preghiera (inserita nel mio breviario)

Signore,
per ogni Uomo hai fissato un appuntamento d’Amore.
Rendimi capace di non perderlo, di non rimandarlo,
di non arrivare in ritardo, di non renderlo vano.
Che io sia giovane o adulto, uomo o donna,
laico o consacrato, poco importa.
Donami la misura del “come”.
Donami di amare senza misura.
Fa’ che io sappia mettermi in ascolto
della Tua Parola e della voce dei poveri,
perché possa uscire dal mio piccolo mondo
e farmi dono per tutti.
Sono solo un filo d’erba tremante,
ma soffia sulla mia vita e strappami alla terra.
Non metterò radici, ma porterò frutti:
come Te, come i martiri, come l’Amore. Amen.
(Mons. Oscar Romero)



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