La morte non ha vinto
Nella prima lettura, tratta dal libro dei Proverbi, il Signore invita il suo Popolo a nutrirsi del pane e del vino che egli stesso ha preparato. Infatti, Dio dichiara: “Venite, mangiate del mio pane, bevete il vino che ho preparato. Lasciate l’insensatezza e vivrete, imboccate la via dell’intelligenza” (Pr 9,5-6). Il nostro Dio è dunque un Dio che si preoccupa, per primo, del nostro destino finale; egli desidera per ciascuno e ciascuna di noi la vita piena e beata con e accanto a lui.
Sì, fratelli e sorelle, dichiarando ufficialmente una persona beata, come accade oggi con i nostri Fratelli martiri Albert Joubert, Luigi Carrara, Giovanni Didonè e Vittorio Faccin, la Chiesa riconosce e confessa che la morte fisica non ha vinto e che Dio non ha abbandonato i suoi servitori. Questa verità della nostra fede è messa in evidenza nella seconda lettura, tratta dal libro dell’Apocalisse. Ai cristiani che subiscono le terribili persecuzioni organizzate dall’impero romano, San Giovanni rivolge un appello alla speranza. Li esorta e li incoraggia a rifiutare di rendere culto divino a un imperatore umano. Messi a morte per il loro credo, questi credenti si presentano però vittoriosi e vivi davanti al trono del Signore.
Quanto al Vangelo del giorno, quello di San Giovanni, ci consegna il segreto della vita beata, che è la comunione profonda con Gesù nell’Eucaristia. Ecco perché Gesù ci dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Infatti, la mia carne è vero cibo, e il mio sangue è vera bevanda” (Gv 6,54). Comunicare al Corpo e al Sangue di Cristo significa partecipare alle sue sofferenze e alla sua morte, per vivere eternamente in Lui. Così, ogni volta che comunichiamo all’Eucaristia, la vita di Gesù cresce in noi.







