Amazzonia, ritorno alle origini: "Anche qui la gente ci vuole bene"
Ringrazio la comunità saveriana di Ancona che mi offre l’opportunità di scrivere sulla pagina delle Marche. È un’occasione per salutare tutti gli amici incontrati durante questi ultimi anni trascorsi in quella bella regione e per ringraziarli della loro amicizia verso le nostre missioni e verso la comunità saveriana di Ancona.
Bellezze naturali e interessi internazionali
L’arrivo in Amazzonia nel giugno del 2006 è stato per me un ritorno al "primo amore". Infatti, ero già stato qui nel lontano 1972. Poi mi è stato chiesto di lavorare nel Brasile del sud e là sono rimasto fino al 1995. Tornato a Belém, capitale dello stato del Pará, sono stato incaricato di fare il rettore della casa regionale dei saveriani, rinunciando così al lavoro pastorale diretto. Qui fa un gran caldo tutto l’anno e ho nostalgia della fresca tramontana di Ancona!
Sull’Amazzonia ho alcune idee personali che, a mio avviso, hanno un fondamento di verità. Dio ha creato questi posti bellissimi per le piante, i pesci, gli animali e per gli indio, che sono sempre vissuti in questo paradiso praticando gli “sport” della caccia e della pesca... Poi sono arrivati i bianchi con la loro sete di ricchezza.
Avanzano, bruciano e disboscano, portando via solo il legname di maggior valore commerciale. Così la terra disponibile è sempre di meno. Le compagnie minerarie cercano sotto terra, buttano per aria e, quando il minerale finisce, neppure si preoccupano di chiudere le buche! È positivo, però, che anche la stampa nazionale denunci questi abusi, chiedendo per l’Amazzonia un progresso “eco-sostenibile”.
Siamo pochi e molto ricercati
Il mio lavoro di pastorale diretta è limitato, però collaboro con i confratelli che “in lontane contrade spargono sudori”. Molti lavorano fino a 26 ore di corriera da Belém. I saveriani arrivano alla nostra casa per qualche giorno di riposo o, i più anziani, per qualche ritocco alla ...carrozzeria e agli impianti.
A Belém, metropoli di circa due milioni di abitanti, c’è un buon gruppo di diaconi e ministri dell’Eucaristia; ma i sacerdoti sono sempre troppo pochi e “ricercati”. Un venerdì pomeriggio due donne hanno bussato alla porta della nostra casa, supplicando perché un sacerdote andasse nella loro comunità a celebrare la Messa per un loro parente deceduto. Ho pensato: “Vado e torno!”. Poi ho chiesto dove si trovasse la loro comunità.
Mi hanno risposto: “Padre, se parte questa sera con il battello e viaggia tutta la notte, arriverà in tempo perché il funerale è fissato per domani pomeriggio”. A questo punto ho fatto capire che proprio non potevo. Hanno avuto molta comprensione e non si sono offese. Credo che si siano rassegnate a fare il funerale ...senza il prete!
La piaga della violenza
A volte vado ad aiutare i missionari che lavorano vicino a Belém e Abaetetuba. Nella periferia di Belém abbiamo due popolose parrocchie, in zone difficili a causa della povertà e della violenza. Nella stessa periferia ho avuto modo di ammirare anche lo zelo delle missionarie saveriane. Qualche mese fa sono stato a trovarle. Una di loro mi ha chiesto se avevo dei rosari. “Che bello - ho detto - li regali?”. Di fatto li regalava, ma in situazioni drammatiche! Quando qualche poveretto restava ucciso, lei andava a pregare per il morto e gli metteva un rosario tra le dita. Da gennaio a maggio ne aveva già distribuiti 24! Ma la violenza esiste in tutte le grandi città del mondo, quando l’aumento della popolazione è così massiccio che diventa impossibile da controllare.
È bello stare in mezzo a questa gente: è allegra, simpatica e ci vuole un gran bene. È anche molto religiosa e ricca di fede. Anche la nostra fede e la nostra vocazione ne risultano arricchite.








