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Durante il soggiorno a Khulna, in Bangladesh, ho vissuto un'esperienza davvero inaspettata: mi è stata offerta la possibilità di assistere a un intervento chirurgico. Ho accettato senza esitazione. Indossati zoccoli, camice, cuffia e mascherina, sono entrata in sala operatoria. Erano le 11 di martedì 24 gennaio. Doveva iniziare un'operazione impegnativa su una giovane donna che, a causa di un trauma da parto naturale, aveva subito la distruzione di uretra e vagina.

Il coraggio di chi ci crede

Mi è stato indicato dove stare, per seguire lo svolgimento dell'intervento senza intralciare il lavoro. Dal mio posto di osservazione, mi sono guardata attorno: la sala operatoria mi sembrava bene attrezzata. Mi era stato raccontato come si erano svolte le operazioni, i primi anni: mancava quasi tutto, tranne il coraggio di chi, credendo in ciò che faceva, iniziò stringendo i denti, superando difficoltà, vincendo stanchezze e fatiche.

I pionieri di Parma hanno parlato e coinvolto altri. La loro testimonianza è stata portata tra colleghi, familiari e amici, anche con congressi, conferenze, mostre e cene; ha fatto conoscere, apprezzare e sostenere l'iniziativa in vari ambiti. Ora ogni anno partono a turno equipe di specialisti volontari, occupando l'arco di sei mesi.

Se il servizio sul campo è il più importante e impegnativo, non va comunque taciuta tutta la collaborazione di chi, rimanendo a casa, si dà da fare per favorire la riuscita delle "spedizioni": i familiari che lasciano partire i loro congiunti, i dirigenti che concedono i permessi, i colleghi che non pongono ostacoli, e tutti coloro che offrono denaro, attrezzature, medicinali, giocattoli...

C'è un grande coinvolgimento. È come un sassolino gettato nell'acqua, che crea onde concentriche: a poco a poco si viene a creare un'attenzione, una mentalità nuova nelle persone. Anche questo è un aspetto molto importante: è animazione, educazione alla mondialità, missione. Così, pensavo, è la dinamica di ogni nostro gesto e parola: anche se in modo inconsapevole, provoca sempre un'eco positiva o negativa su quelli che ci circondano...

Dalle 11 del mattino alle 8 di sera

Inseguendo questi pensieri, osservavo i passaggi operatori, le segnalazioni acustiche e luminose dei monitor... L'intervento si è protratto fino a sera: alle 20, una dottoressa ultimava la sutura più superficiale, mentre i due chirurghi, stanchi ma soddisfatti, lasciavano la sala operatoria, gli anestesisti provvedevano al risveglio della paziente e una delle strumentiste cominciava a riordinare.

Quando sono entrata al mattino, avevo intenzione di fermarmi solo un poco; invece non sono riuscita a staccarmi da quello che si stava svolgendo, coinvolta in quell'atmosfera concentrata e in quel silenzio operoso, rotto solo da poche essenziali parole.

Lasciando la sala operatoria, ero contenta che alcuni, con professionalità e abnegazione, avessero posto le premesse per diminuire la sofferenza e il dolore nel mondo, a cui tornavo. Anche il Signore non poteva che essere contento.



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