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All’improvviso, lo tsunami: Ma l’amore non si improvvisa...

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Il 26 dicembre scorso, proprio il giorno dopo Natale, il terremoto e il maremoto tsunami colpiscono l’Indonesia, lo Sri Lanka, l’India meridionale, il Myanmar e anche la Thailandia. La città di Bangkok, che si affaccia sull’oceano Pacifico, non ha avuto gravi danni. Ma le scarse informazioni delle televisioni e radio locali non rendono l’idea dell’immane tragedia che si è abbattuta sulle coste dei Paesi del sudest asiatico.

Cristiano e Federica, da Bangkok, si tengono regolarmente in contatto con i familiari in Italia. Questi sono allarmati. I due giovani non capiscono la preoccupazione dei parenti e degli amici. Finché padre Adriano non riceve un messaggio SOS.

L’S.O.S. del vescovo

Il vescovo di Surat Thani, che si trova sulla costa occidentale devastata dalla furia dell’onda distruttrice, chiede a padre Adriano di inviargli urgentemente persone capaci di ospitare gli orfani della sua zona. I giovani aiutanti del missionario, infatti, sono abituati ad individuare i casi disperati. Vuole gente esperta e coraggiosa, capace di sottrarre dalle mani degli sfruttatori i bambini schiavizzati o aiutarli a scappare, soprattutto quando sono clandestini e non registrati presso gli uffici.

In fretta si forma un gruppo di volontari. Suor Angela, che li coordina, va con loro nei campi di raccolta dei sopravvissuti. Dal racconto della suora, Federica, da buona psicologa, ha potuto capire che i bambini, traumatizzati dalle onde scatenate dal mare, rifiutano perfino di bere e di lavarsi; addirittura non riescono più a parlare...

La missione non è turismo

Cristiano e Federica hanno vissuto quest’esperienza, insieme bella e drammatica. Cristiano era la prima volta che affrontava una realtà così dura ed è rimasto perplesso. Ha sentito parlare di suicidio di bambini disperati; ha visto il trauma di bambini senza famiglia. Federica, invece, è rimasta colpita nel vedere i poveri che aiutano altri poveri. I giovani, a turno, aiutano p. Adriano nell’assistenza alle famiglie, senza perdere la scuola che li prepara a un futuro migliore. Entrambi hanno notato che tra missionari, sacerdoti e suore, non c’è competizione o gelosia. Tutti lavorano insieme e testimoniano l’amore alla vita.

Nel cuore della giovane Federica rimane l’ammirazione profonda per l’amore e la professionalità della suora missionaria e fisioterapista, capace di sciogliere le membra rigide e doloranti di bambini spastici e che ora è chiamata a dare un po’ d’amore e di sicurezza anche ai bambini sopravvissuti allo tsunami di Surat Thani.

Una cosa voglio dire a Federica e Cristiano, e a tutti i giovani come loro: “Grazie giovani: voi non siete turisti. Siete semplicemente cristiani!”.

Chissà che un domani anche voi non vi mettiate al fianco di suor Angela e di padre Adriano, per moltiplicare l’amore.



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