Africa, la festa più attesa, Tra le Colline del Burundi
La quaresima è sempre il periodo più impegnativo dell'anno per noi missionari. Ero all'inizio del mio lavoro in Africa, negli anni ' 60, su un altipiano del Burundi a duemila metri di altitudine. La mia missione era formata da un centro, con la casetta dei missionari, la chiesa, un piccolo ambulatorio e le scuole elementari affiancate al catecumenato. C'erano anche una decina di comunità sparse tra i monti ad alcune ore di cammino.
Non esistevano strade per utilizzare la moto, ad eccezione di una che ci portava a valle, per non rimanere del tutto isolati. Eravamo tre missionari: un francese, un fiammingo e io italiano (in Africa avevamo già fatto l'unione europea, giocando d'anticipo sui politici!).
Una gioiosa atmosfera
In quaresima si programmavano gli "esercizi spirituali" per i cristiani e i catecumeni di tutte le comunità. Un'intera settimana che prevedeva tre giorni per gli uomini e i giovani, tre per le donne e le ragazze, per concludere con la domenica, tutti insieme, per la santa Messa e la celebrazione dei battesimi dei bambini, figli di cristiani.
La giornata di ritiro spirituale iniziava alle 8 e terminava a mezzogiorno con la Messa. Nel programma, c'era preghiera, meditazione, celebrazione penitenziale, confessione per i cristiani e lavoro comunitario per tenere in ordine il terreno della missione, cimitero compreso, per piantare nuovi alberi e, se necessario, rinnovare la paglia dei tetti delle varie strutture: chiesetta, aule e casetta dei missionari. Tutti arrivavano muniti di zappa e falcetto. Durante il lavoro, il silenzio era rotto solo da canti religiosi; l'atmosfera era gioiosa.
Non siamo mai soli
Nel pomeriggio, il missionario, accompagnato dai catechisti, lo dedicava alla visita dei malati. Alle 19 faceva già buio; era così tutto l'anno, poiché la missione si trovava a soli 2 gradi sotto l'equatore.
Qualche volta, la sera, i giovani venivano a chiacchierare con il missionario, rendendo meno pesante la sua "solitudine". Anche questo diventava un momento favorevole di catechesi per affermare che non si è mai soli quando si crede alla vicinanza e alla presenza del Signore: una presenza reale anche se invisibile.
Poi il missionario poteva iniziare a riposare sul "letto indigeno": una semplice stuoia sulla quale veniva steso il sacco a pelo da montagna. Dopo una giornata così piena si dorme di gusto: stanchi ma contenti.








