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"Penso a tante donne che lottano per la loro famiglia, che pregano, che non si stancano mai. Ricordiamo queste donne, che con il loro atteggiamento ci danno una vera testimonianza di fede, di coraggio, un modello di preghiera. Pregare sempre... La preghiera perseverante è espressione della fede in Dio, che ci chiama a combattere con lui ogni giorno, ogni momento, per vincere il male con il bene.

La missione della chiesa è diffondere nel mondo la fiamma della fede, che Gesù ha acceso nel mondo: la fede in Dio che è Padre, Amore, Misericordia. Il metodo della missione cristiana non è il proselitismo, ma quello della fiamma condivisa, che riscalda l'anima.

Ringrazio tutti coloro che con la preghiera e l'aiuto concreto sostengono l'opera missionaria. Siamo vicini a tutti i missionari e le missionarie, che lavorano tanto senza far rumore e danno la vita. Come l'italiana Afra Martinelli, che ha operato per tanti anni in Nigeria: qualche giorno fa è stata uccisa per rapina. Tutti hanno pianto, cristiani e musulmani. Le volevano bene. Lei ha annunciato il vangelo con la vita, con l'opera che ha realizzato, un centro di istruzione. Così ha diffuso la fiamma della fede, ha combattuto la buona battaglia! Pensiamo a questa nostra sorella e la salutiamo con un applauso, tutti!".

Con queste parole di affetto e ammirazione, papa Francesco ha voluto ricordare la volontaria bresciana Afra Martinelli, morta il 9 ottobre, in seguito alle ferite riportate per l'aggressione avvenuta il 26 settembre precedente. La folla presente a Piazza San Pietro per l'Angelus di domenica 20 ottobre (giornata missionaria mondiale) ha coralmente risposto all'invito del papa e ha applaudito a lungo questa donna semplice e generosa, che ha dedicato la sua vita alla gente nigeriana che ha amato e servito fino in fondo.

Dei suoi 78 anni, la volontaria Afra ne aveva spesi 32 in Nigeria. Sognava l'Africa fin da bambina e ha saputo realizzare il suo sogno, servendo i più poveri. Nel centro "Regina Mundi", da lei fondato, funziona una scuola di informatica e un collegio per ragazzi che si preparano a un futuro dignitoso.

"Se si entra nella mentalità africana - leggiamo in una sua lettera - se si fa parte di loro, non c'è spazio per stupirsi di quello che accade. E se si comunica con loro con lo stesso linguaggio, si può parlare e dialogare con Dio. La sofferenza è una buona maestra, è una purificazione necessaria, quando si tratta delle cose di Dio e dello spirito".  Conferma suo fratello Enrico (affezionato ex alunno saveriano):

"La sua spiritualità era proprio il servizio al Cristo povero".



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