Presbitero missionario da 50 anni
Nel ricordare la mia ordinazione presbiterale a Vicenza, ricordo che non l’avevo prevista. Infatti, da sempre, si svolgevano a Parma. Il rettore dell’epoca, p. Marcello Zurlo, voleva sottolineare il 50° della casa saveriana di Vicenza, e per darle più lustro, chiede ed ottiene che per il 1969 l’ordinazione sia celebrata a Vicenza dal vicentino cardinale Sebastiano Baggio.
Il gruppo della mia classe si prepara all’evento capitale per la nostra vita nella quiete di villa Santa Maria a Fornovo, accompagnati da p. Franco Sottocornola: una settimana di paradiso, sia per l’anima, sia per il corpo. Tutti vivevamo in una atmosfera soprannaturale, che non si voleva incrinare per nessun motivo, ma anche questo tempo d’oro è finito e ci siamo dispersi, perché alcuni di noi sono stati ordinati nella loro diocesi di origine: Giuseppe Borghesi e Gianni Lazzari, Vito Scagliuso, Giancarlo Nonnis, Marcello Storgato.
Per Vicenza restiamo in nove: Girolamo Abbate, Attilio Boscato, Bruno Burbello, Enzo Cipriano, Alfio Coni, Mario Diotto, Germano Framarin, Vittorio Meneguzzo ed io.
Siamo partiti sabato 11, tutti baldanzosi di arrivare a Vicenza tranquilli. Ma un copertone vulcanizzato, come si usava all’epoca, scoppia. Il nostro autista, il famoso Burbello, ci salva prontamente dall’incidente. Domenica 12 ottobre 1969, il nostro giorno, ci riuniamo in Episcopio nel salone del tronetto per il corteo d’inizio, con il cardinale Baggio, il vescovo Zinato, il coadiutore mons. Fanton, e mons. Gazza nostro superiore generale. Dopo le presentazioni, il cerimoniere tenta di creare una truppa con tutti noi ed altri confratelli. In una lunga processione, degna per il santissimo Sacramento, siamo scesi dallo scalone d’onore, attraversiamo piazza Duomo ed entriamo titubanti ma fiduciosi nella cattedrale, accolti da canto e musica organistica. Sentivamo di immergerci in un clima fatato; la trepidazione dei nostri cari era quasi palpabile, avvertivamo la simpatia dei nostri benefattori tedeschi e un buon numero di amici dei saveriani di Vicenza.
All’epoca, per seguire i consigli del Concilio conclusosi 4 anni prima, il presbiterio era stato portato in basso in una pedana elevata contro la scalinata, vicino ai fedeli, senza barriere di protezione. Qui si svolgevano tutte le funzioni liturgiche. Non ricordo nulla delle parole del cardinale durante l’omelia, vivevo solo in un’altra atmosfera, impalpabile ma reale per me e i miei confratelli. Lo sguardo di p. Dagnino, tranquillo e sereno, mi diceva che non stavo sognando, e questo mi faceva ritoccare il suolo.
Dopo l’ordinazione, celebriamo la nostra prima Eucarestia con gli altri presbiteri, tra cui moltissimi confratelli, mentre i nostri tre vescovi assistevano nei loro inginocchiatoi. Poi, la festa di tutti è proseguita nella nostra casa di Vicenza con un pranzo fraterno.
Nel pomeriggio, la corale della cattedrale si è esibita con la Messa di papa Marcello del Palestrina, per cui ho verificato la distanza di sensibilità tra quella musica e quella di oggi, nella continuità della fede. Lunedì 13 ci siamo ritrovati nella basilica di Monte Berico, dove ho presieduto la concelebrazione con i miei compagni di ordinazione in ringraziamento alla Madre di Dio per tutte le grazie accordateci. In quel fatidico 12 ottobre 1969, ho visto realizzati alcuni miei desideri, ossia quello di essere ordinato nella mia cattedrale, come segno della missionarietà della chiesa di Vicenza, che, attraverso la congregazione saveriana, mi inviava ad gentes. Ora capisco certi avvenimenti che hanno permesso di realizzare questo mio sogno.
La scelta per i saveriani è avvenuta grazie a un incontro fortuito con p. Zotti, allora rettore della casa, che mi ha mostrato la vita di famiglia che io cercavo, in un istituto religioso e missionario. 1969-2019 segnano i miei 50 anni di sacerdozio missionario, che celebro nella più grande riconoscenza, ricordando Bruno, Alfio e Vittorio, che ci hanno lasciato. Il 12 ottobre rinnoverò i miei impegni presbiterali nel santuario di Monte Berico con p. Mario, p. Vito e p. Germano. “Ringraziate il signore perché è buono. Eterno sarà il suo amore per noi”.






