Il servizio nel carcere di Kabare
Dopo diversi contatti, nel 2018, abbiamo ottenuto il via libera per visitare il carcere di Kabare e celebrarvi anche l’Eucaristia. La parola-chiave per aprirci la porta è stata “cibo”: la fame nelle carceri del Congo RD è la condizione comune di tutti i carcerati.
Trovare il cibo non ci è risultato difficile, perché abbiamo un folto gruppo di fedeli che partecipano all’Eucarestia comunitaria della nostra Casa di Formazione. Sono costoro, unitamente agli amici laici saveriani, che generosamente spalleggiano la missione con cibo, vestiti, sapone, medicine e, una volta, anche... due palloni! Nell’obiettivo di Paolo e Sila, la parola programmatica, data il giorno della prima celebrazione Eucaristica, in quel carcere, fu: “Musitesane kati yenu (Non vi maltrattate tra di voi); avete già tante sofferenze tutti insieme, è proprio da sciocchi che voi stessi aumentiate le vostre pene”.
All’interno del carcere, infatti, c’è molta autonomia, una repubblica quasi indipendente: uno di loro chiamato Capìta generale (CG), con i suoi ministri, governa realmente! Direttore e guardie restano piuttosto all’esterno... Dopo l’Eucaristia, durante la preparazione e la distribuzione del cibo, ci intratteniamo liberamente con tutti. I nostri laici avvocati (ne abbiamo cinque e c’è sempre qualcuno nelle visite) ricevono molti casi da trattare. Tanti sono gettati in prigione senza mai aver visto un magistrato per giudicare la loro causa. Nel 2018 abbiamo fatto solo due visite, nel 2019 cinque. Quest’anno ne abbiamo fatte appena due, una delle quali senza Eucaristia, per un piccolo incidente da me subito proprio il sabato precedente.
Per un’urgenza, però, siamo stati interpellati ancora: la scabbia. Alcuni carcerati portati a Kabare da un’altra prigione, hanno contaminato tutto, persone e locali. Una nostra avvocata, conoscendo il medico del carcere, ha facilitato il compito. All’Eucarestia Comunitaria della domenica successiva, abbiamo invocato l’intervento dei fedeli “generosi”. Così, il medico e sei laici saveriani hanno raggiunto Kabare e, in un giorno, hanno compiuto gran parte della disinfestazione. Il medico stesso è rimasto impressionato dalla tempestività e intensità del lavoro compiuto. Ha chiesto di entrare anche lui nel gruppo.
Dal 20 marzo, ci si è messo di traverso il Covid-19 per il quale, in tutto il Congo, è stata vietata anche la visita alle prigioni. È permesso solo portare cibo dall’esterno. Durante la settimana Santa, avevo saputo per telefono dal CG che non c’era cibo da quasi una settimana. Le chiese erano ormai chiuse per la pandemia... Chi ci avrebbe aiutati? La Provvidenza: ho avuto l’imprevista opportunità di un confratello che dall’Italia aveva appena inviato una sommetta per i carcerati. Il sabato santo siamo andati in quattro, accompagnati dall’amico medico: non siamo entrati, ma è uscito il CG ad accoglierci, a comunicarci la gioia dei suoi 270 compagni e per vigilare che nulla prendesse strane vie. Questo nuovo CG, a detta del medico, è un tipo onesto, e tale è stata la nostra impressione. Ottima notizia per la missione di Kabare!






