Ormai noi siamo nella civiltà dell”usa e getta”: una volta si riparavano gli oggetti che sarebbero serviti per molto tempo, oggi invece…mi ha sempre meravigliato vedere come i nostri fratelli africani, in modo particolare gli autisti, riescono a “kutengeneza” (riparare l’auto o il camion, quando ha dei problemi, va in panne). Noi saremmo rimasti in attesa del carro attrezzi, che non arriverà mai, vista la situazione delle strade (sempre peggio, da quando sono rientrato dal Congo nel 1981). Loro hanno qualcosa che noi abbiamo dimenticato: la fantasia, il non scoraggiarsi, l’arrangiarsi in ogni situazione. L’ho visto tante volte, ma non bisogna avere fretta. Il tempo è dalla nostra parte e quindi, con calma e con un po’ d’inventiva, riuscivano a far ripartire le auto. Per i camion era più complicato, soprattutto quelli che attraversavano la foresta dell’Urega (Congo). A causa delle piogge, il camion finiva in un grande buco e per tirarlo fuori, oltre al “tire fort” (una lunga catena), ci volevano diverse persone per scavare, mettere le pietre, tronchi e poi (in attesa che la pioggia cessasse e tornasse il sole), con l’aiuto di altri camion, si riusciva dopo un po’ di tempo(giorni) a uscirne in attesa di finire dentro nel prossimo. Per non parlare dei ponti. Là si rischiava di rimanere in bilico e allora, bisognava scaricare i passeggeri, le merci e riprovare a rimetterlo in carreggiata per passare dall’altra parte. Insomma tutta un’avventura. Mi ricordo sempre la prima volta che ho guidato io la land rover dalla missione di Baraka a Uvira (80 km, 55 ponti e un fiume da attraversare). Se tutto andava bene si arrivava in giornata, altrimenti bisognava sostare alla missione di Mboko (a metà strada) e poi, a Dio piacendo, il giorno dopo ci si metteva in marcia per arrivare alla meta. Finito tutto quello che c’era da fare, si riprendeva la medesima strada e…buon viaggio.







