Vedevo che da diversi giorni il giovane Kasindi passava davanti alla missione di Baraka. Quando mi incrociava, mi guardava, poi scappava via. Forse aveva paura di qualcosa. A pensarci bene, mi ricordavo che qualche giorno prima il segretario Sila mi aveva detto che era sparito qualcosa dall’ufficio. Forse dei libri o del materiale che serviva alle attività dei giovani. Io l’avevo cercato, ma non eravamo riusciti a trovare e nessuno sapeva chi poteva essere stato. Finalmente un giovedì, verso mezzogiorno, qualcuno bussa alla porta del mio ufficio. E’ Kasindi . Vedo che ha nelle mani un sacchetto. Gli chiedo cosa desidera. Lo faccio sedere. Lui depone il pacchetto sul tavolo. Lo apre e vedo che dentro c’era quello che cercavo. Gli chiedo dove aveva trovato quello che mancava, che presumibilmente era stato rubato. Mi guarda in faccia, poi abbassa gli occhi e mi dice:”Padiri, mimi nilifanya kosa. Niliiba. Sasa natubu na sitafanya tena. Unihurumie (padre, ho fatto uno sbaglio, una mancanza. Ho rubato. Mi pento e non lo farò più. Perdonami)”. Lo guardo anch’io e gli chiedo perché l’ha fatto. Mi risponde che aveva bisogno di qualche soldo e del materiale per la scuola e non sapeva cosa fare. Così ha scelto la via più facile: rubare. Aveva fatto vedere il materiale ai suoi amici che gli avevano consigliato di restituire il tutto, perché serviva per l’animazione dei giovani. Lui aveva paura che il padre lo avrebbe portato in prigione. Lo guardo e gli dico di non preoccuparsi. Avrebbe dovuto dirmelo e avrei cercato di aiutarlo in qualche modo. Ma adesso che abbiamo recuperato il tutto, gli ho detto che sarà il segretario del gruppo giovani e avrà l’incarico di tenere in ordine tutto il materiale. Mi prende per le mani e mi abbraccia e mi dice “aksanti saana, padiri. Mungu akubariki (grazie tanto, padre: Dio ti benedica)”.







