Nella missione di Luvungi (Congo) non c’era la luce elettrica. E quindi la luce era prodotta de una grande batteria che si accendeva al tramonto del sole (N.B.: il frigorifero invece andava a petrolio e così le lampade che avevamo nelle stanze). Per due o tre ore avevamo la luce. Ma c’era sempre qualcuno che voleva toglierci il piacere e così, diverse volte, dopo qualche decina di minuti, la luce si spegneva. Cosa era successo. Qualcuno si era calato dal tetto e aveva rubato la batteria e “alitoroka”(era scappato via con il malloppo). Il padre missionario, incaricato del garage, la sostituiva. Per un po’ restavamo tranquilli, ma poi ricominciava la solita storia. Una sera stavamo leggendo davanti alle stanze e succede la medesima cosa. Il nostro cane Simba comincia ad abbaiare. Io mi alzo di corsa e vado nella sgabuzzino dove era piazzata la batteria. Vedo il ladro (non solo nero, perché africano, ma si era anche tinto il volto, in modo da non riconoscerlo). Il cane abbaia più forte. Io cerco di fermarlo, ma lui, agilissimo, “alitoroka”(scappa via un’altra volta), ma senza batteria. Forse avrà imparato la lezione e per un po’ non si è fatto vedere.







