“inafaa kupanda, basi kulala kitandani. Mwezi ilitoka. Ujitayatishe kwenda baharini na baba yako kwa kuvua samaki”( bisogna alzarsi, basta dormire nel letto. La luna è già uscito. Preparati ad andare al lago con tuo padre per pescare)”. Dicevo queste parole a Matata, figlio di Maneno, uno dei pescatori di Baraka. A dir la verità non aveva molta voglia di lavorare. Preferiva stare ad ascoltare la radiolina e danzare con i suoi amici. Ma prima che arrivasse suo padre a trascinarlo fuori, si alza di colpo e si prepara. Sapeva che suo padre non ammetteva ritardi. “Chi non lavora, non mangia” ripeteva spesso. E allora via di corsa alla spiaggia, dove gli altri pescatori stavano mettendo in acqua le loro piroghe a bilanciere. Sarebbe stata una notte di lavoro, ma si sarebbero fatti coraggio cantando. Maneno diceva a Matata che era ora di imparare il mestiere, perchè quando si sarebbe sposato, toccava a lui mantenere la famiglia. Matata lo guardava o meglio guardava le sue mani. Non voleva rovinarle con le reti. Lui aveva altre ambizioni. Voleva andare in città. Ma come avrebbe fatto per vivere, per mangiare, dove sarebbe andato ad abitare. Tutte domande che dovevano avere una risposta, ma per il momento bisognava andare a pescare…







