“Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime” - Mt 16,3-20
In questi mesi di pandemia, facilmente ci siamo chiesti, con intensità: “Chi sono? Perché sono qui? Che senso ha la vita?”. In verità, non sono domande nuove, ma sono nuove nella drammatica urgenza con cui si sono manifestate, sono un punto di non ritorno.
Tutti abbiamo dei momenti in cui, con onestà, dobbiamo fare i conti con ciò che si è e con ciò che facciamo.
Forse noi più anziani, a causa degli anni che passano e delle esperienze che si accumulano, ci domandiamo chi siamo veramente e che cosa abbiamo fatto nel corso degli anni.
Qualche persona vicina a noi che ci ama e che noi amiamo può aiutarci in questa verifica di noi stessi con serenità.
Abbiamo bisogno di vere relazioni e della stima degli altri per esprimerci con libertà e sentirci a nostro agio. Così oggi ritroviamo la pagina famosa di dialogo di Gesù con i suoi discepoli nella regione di Cesarea di Filippo.
Dopo qualche tempo di vita insieme, Gesù chiede ai suoi, di scoprire le carte, di dire che cosa pensano veramente di lui, di non fingere, di aprire il proprio cuore e di vivere momenti di vera comunicazione e comunione con lui.
Dopo duemila anni, parliamo ancora di Gesù e ancora milioni di uomini e donne ogni settimana, si radunano per ascoltare le sue parole e mettere in pratica i suoi insegnamenti. Anche coloro, che non sono suoi discepoli, lo ammirano per la sua vita, la sua coerenza, la sua forza interiore, la sua spiritualità, il suo messaggio. E quelli che non sono cristiani non possono non misurarsi con lui, specie in questo tempo di grande comunicazione, di confronto e a volte di scontro tra varie religioni.
E noi? Ma forse noi diamo per scontato che questo Gesù faccia parte della nostra vita. Non abbiamo il coraggio di lasciarci interrogare, di metterci in gioco in modo radicale. Gesù ci chiede che cosa pensiamo di lui? “Chi sono io per te?” Di fatto, le domande ci obbligano a guardare avanti e ci fanno camminare. Le risposte già fatte, risapute ci lasciano indifferenti e ci rendono immobili, fermi.
“Chi sono io per te?”
È una domanda che tocca il cuore della fede.
Gesù non cerca formule o parole, cerca la nostra relazione con lui (io per te).
Non cerca definizioni ma il nostro coinvolgimento.
Non cerca l’immobilità ma la nostra consapevolezza e il nostro cammino di fede.
“Che cosa ti è successo, quando mi hai incontrato?
La sua domanda assomiglia a quelle degli innamorati: “Quanto conto io per te? Che importanza ho nella tua vita?” Gesù non ha bisogno della risposta di Pietro per avere informazioni o conferme, per sapere se è più bravo degli altri maestri, ma per sapere se Pietro è innamorato, se gli ha aperto il cuore.
Pietro con la sua risposta fa una dichiarazione d’amore: “Tu sei la mia vita! Trovando te ho trovato la vita.” Il cristiano tradizionale è bravo perché discute le problematiche, frequenta la messa e le riunioni. Ma il cristiano autentico è colui che si lascia scuotere, smuovere; è colui che ha una carica interiore, emotiva, entusiasta per la persona di Gesù; è colui che cammina ed è in continua ricerca; è colui che gli dà un posto nella sua vita e nel suo cuore. Cristo è vivo ed è vivo dentro di lui.
- È bello ed interessante vedere quello che avviene nel vangelo di oggi.
Pietro professa che Gesù è il Cristo, e Gesù ricambia rivelando a Simone che egli è Pietro, il primo responsabile della nuova comunità.
+ Quando ci avviciniamo al mistero di Dio, scopriamo il nostro volto.
+ Quando ci accostiamo alla Verità di Dio riceviamo in contraccambio la verità su noi stessi.
+ Quando confessiamo l’identità di Cristo, egli ci rivela la nostra profonda identità.
Il Dio di Gesù non è un concorrente alla nostra umanità.
Se vogliamo scoprire chi siamo veramente, specchiamoci nello sguardo di Dio.
- Il meeting di Rimini in questi giorni ha come tema: La meraviglia. Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime.
+ Meraviglia è Gesù. Per la sua straordinaria bellezza, per il suo singolare annuncio, per la sua eterna novità (EG 11), per la gioia che fa nascere e la fa rinascere in noi (EG 1), per il suo amore e il dono della sua vita.
+ Meraviglia siamo noi. Fatti come un prodigio (Sal 138,14; Sal 18), per la vita che ci è donata, per la coscienza, l’intelligenza, la creatività e l’amore…
+ Meraviglia è il creato, in continua espansione …e dove tutto è collegato a tutto. Francesco d’Assisi nel Cantico delle creature ha espresso meraviglia.
+ Meraviglia è la chiesa, la comunità di vita, di cui noi siamo pietre vive e dove noi abbiamo un posto e una missione. La chiesa che è “fatta di tantissime pietre, tutte diverse, che formano un unico edificio nel segno della fraternità e della comunione” (Papa Francesco).
- Siamo uomini e donne capaci di bucare la coltre opaca del quotidiano per riscoprire e per alimentare lo stupore, per non essere sordi al sublime, per onorare il compito che attende la nostra vita?
Prendiamo qualche minuto per una risposta seria alla domanda del Vangelo: “Chi sono io per te?”
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.





