RD Congo: Testimonianze - Interviste da Bukavu, Sud Kivu
(fonte: Rete Pace per il Congo: "Congo Attualità", num. 505)
INDICE
- BUKAVU (SUD KIVU): UNA CITTÀ LASCIATA ALLA FAME E ALLO SBANDO (TESTIMONIANZA)
- I PRIMI 100 GIORNI DI GOMA (NORD KIVU), CITTÀ “LIBERATA” (TESTIMONIANZA)
- BUKAVU OGGI: UNA CITTÀ OCCUPATA (INTERVISTA)
1. BUKAVU (SUD KIVU): UNA CITTÀ LASCIATA ALLA FAME E ALLO SBANDO (TESTIMONIANZA)
(Agenzia Fides – Bukavu, 12/5/2025) - Bukavu, capoluogo del Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, è stata conquistata il 16 febbraio dai guerriglieri dell’M23 (vedi Fides 17/2/2025). Da allora la città vive in una sorta di limbo, a causa dell’insicurezza e della mancanza dei servizi di base che dovrebbero essere garantiti dalle istituzioni statali non più presenti.
Una missionaria (che ha chiesto di non pubblicare il suo nome per motivi di sicurezza), racconta: «Ieri mattina sono uscita in città e ho visto un bambino di sette-otto anni, seduto ai lati della strada, con la divisa scolastica e un quaderno sulle ginocchia. Gli ho chiesto: “Come mai sei in strada a quest’ora anziché a scuola?”. Ed egli mi ha risposto: “Mi hanno mandato via, perché non ho pagato il trimestre. Mio fratello è rimasto, i miei genitori hanno pagato per lui ieri, ma non sono riusciti a pagare anche per me. Lo aspetto quando esce e poi torniamo a casa insieme”. La sua tristezza mi ha invaso: “Non è colpa tua né dei tuoi genitori. I bambini hanno diritto di studiare gratuitamente. È il paese che non va…”. Ha annuito e ho continuato la strada».
In questo tempo di persistente chiusura di banche e cooperative, persino l’aiuto umanitario diventa difficile, e quanti avrebbero bisogno di aiuto! La povertà dilaga di giorno in giorno: tanti hanno perso il lavoro per il saccheggio di negozi e depositi, per la indisponibilità di denaro indispensabile per pagare gli stipendi, per essere stati sostituiti, nel caso dei pubblici funzionari, con persone assunte dai nuovi padroni, e a volte per aver rifiutato di sottostare alla loro ideologia.
Da tre mesi in città non sono attivi né poliziotti, né commissariati di polizia, né prigione centrale, né tribunali, né giudici, né avvocati. La giustizia è resa dal ramo militare dell’M23, in modo sbrigativo. Giorni fa, un pover’uomo, che andava al lavoro alle 7 del mattino risalendo le viuzze del suo quartiere, ha incontrato alcuni uomini armati che l’hanno accusato d’essere un ladro e lo hanno immediatamente ucciso a colpi di armi da fuoco.
A volte anche il lago Kivu fa riapparire cadaveri inutilmente affondati con pietre legate addosso. Non ci sono inchieste e spesso non si sa chi ha ucciso nella notte: un M23? Un ladro, approfittando delle armi lasciate dai militari congolesi in fuga? Un ex-carcerato, fra gli oltre duemila evasi appena prima dell’arrivo dell’M23, il 16 febbraio? Vendette e rese di conti? Per eliminare qualcuno, basta accusarlo d’essere un ladro, o un militare, o uno dei Wazalendo. O è stato un gruppo di gente, esasperata dall’insicurezza e dalla fame? I casi di “giustizia popolare”, esecuzioni a furor di popolo, sono infatti molti. Esasperati, senza ricorso, afferrano uno o più presunti ladri e li mettono a morte immediatamente. Questo, però, non scoraggia il ripetersi dei fatti.
Bukavu è una città non gestita, abbandonata alla fame e lasciata allo sbando. Molti veicoli privati e pubblici sono stati presi dagli occupanti, utilizzati o inviati nel vicino Ruanda. Tasse ingiustificate sono imposte su ogni fagotto che viene in città dalla campagna su una moto o stipato in un bus; multe senza ragione sono comminate per infrazioni inesistenti. E frutti nella città non se ne vedono.
In queste ultime settimane dell’anno, la grande sofferenza è quella dei bambini, scacciati da scuola, come se non bastassero i traumatismi subiti per settimane per i continui spari. Sono spesso anche testimoni di violenze: che cosa viene seminato nel loro cuore, nel tempo in cui dovrebbero sognare cose belle?
La gente riempie le chiese, s’aggrappa con tutte le forze al Dio in cui crede e che sa essere all’ascolto degli oppressi, ma umanamente non vede alcuna via d’uscita. Autorità lontane a cui manca perfino una parola di compassione, grandi potenze che cercano il loro interesse, dei negoziati di pace che sembrano scene teatrali.
La gente arriva a dire: ci portino pur via tutti i nostri minerali, ma ci lascino vivere.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






