Il pastore che ci fa felici! (Giovanni 10,11-18)
La parabola del Buon Pastore era nel tempo biblico l’immagine dei responsabili di comunità. Molti si presentavano come pastori, ma in realtà erano “ladri e briganti”. Si esibiscono come generose guide, ma in realtà, invece di servire, cercavano personali interessi.
Le consuetudini non sono cambiate di molto anche nel nostro tempo nelle comunità civili e nelle comunità di chiesa. Conosciamo fatti e personaggi nella attualità di ogni giorno.
Gesù ci aiuta a distinguere, a valutare, e soprattutto ci offre il suo esempio, che è il modello per tutti. Chi è un buon pastore?
Gesù spiega in una maniera semplice mettendo a confronto il buon pastore con i falsi pastori: il ladro, lo straniero e il mercenario.
A differenza del ladro, che arriva per rubare, per uccidere e per distruggere, il buon pastore è buono perché non toglie la vita, ma la dona.
“Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (10.10)
Che cosa intendiamo per vita? È tutto quello che l’uomo cerca.
Il vocabolo in lingua ebraica esprime salute, benessere, pace, timore di Dio, comunione con lui… Gesù è vita, è l’autore della vita (Ac 3,15) … Egli dona la vita, la vita spirituale, quella che fa la differenza, quella che si identifica con l’amore, quella che si esprime con passione.
La dona continuamente. Egli è come la vite che dà linfa ai tralci in continuità. Egli è come la sorgente che dà acqua viva in continuità. Nella preghiera eucaristica noi preghiamo: Tu che fai vivere e santificare l’universo. La vita del cristiano è una “continua conversione alla vita”, allo Spirito che dà vita. Se vivacchiamo, non viviamo con pienezza.
L’arcivescovo di Milano, in occasione dei cento anni dell’università Cattolica, invitava i cattolici a pensare, a coltivare il pensiero, a rispondere alle domande di ricerca di senso, ad inseguire le ragioni dell’impegno cristiano in una incessante ricerca del bene. Perché vivere bene, vivere da cristiani nella fedeltà al vangelo e nell’ascolto dello Spirito, è un lavoraccio ed è vita in abbondanza.
A differenza del mercenario, che non si cura delle pecore e che le abbandona nel momento del pericolo, il buon pastore è pronto a morire per salvarle. Varie volte nel vangelo di oggi è ribadita la bellezza del gesto di Gesù che dona la vita, che offre la sua vita per le pecore. Non dà qualcosa, bensì sé stesso. “Io do la mia vita… Io la do da me stesso. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio.” “Non domanda, ma dona. Non pretende, ma offre. Per questo l’aggettivo buono ha il significato di bello. Un pastore è bello non per il suo aspetto, ma per il fascino, per la sua attrazione di rischio, di coraggio e di generosità, per il suo “rapporto bello con il gregge.”
Nella settimana scorsa la foto di suor Rose inginocchiata davanti la polizia birmana ha fatto il giro del mondo. Lo ha fatto per impedire l’uccisione dei manifestanti a favore della democrazia nel suo paese Myanmar, e gridava: “Uccidete me, non la gente” (il 28 febbraio scorso).
A differenza dello straniero, che non conosce le pecore, Gesù le conosce e le chiama per nome ed esse lo seguono perché conoscono la sua voce. Un pastore che sa comunicare, creare comunione, prendere cura delle persone, costruire legami. La spiritualità cristiana vive di questa interiorità con il Signore Risorto e compone una piccola storia d’amore.
In questo tempo di pandemia esperimentiamo momenti di dolore, di difficoltà, di angoscia, ricordiamo questa pagina del vangelo. Il Signore conosce il nostro nome, ci viene incontro, ci ricorda, è presente ed in comunione con noi, prende cura.
Papa francesco invita spesso anche noi preti di essere buoni pastori, di uscire per incontrare la gente e di non aver paura di portare addosso l’odore delle pecore. E insiste di far questo soprattutto per i poveri nella fedeltà al messaggio evangelico.
Da ultimo…
A differenza di una mentalità nazionalista, Gesù è il pastore che vuol raggiungere tutti per realizzare un solo ovile con un solo pastore. Un pastore che ha una meta da raggiungere: un solo gregge, un solo pastore. Gesù apre l’orizzonte per una missione universale…
+ L’esempio del vescovo Conforti, vescovo di Parma, che ha saputo guardare lontano e fondare un istituto per le altre pecore che non sono nell’ovile.
+ L’esempio di Michael Wüstenberg, già vescovo missionario in Sudafrica, che ha partecipato ai lavori di equipaggiamento della nave umanitaria e che in questi giorni è in navigazione nel Mediterraneo come membro dell'equipaggio per salvare gli immigrati in pericolo nel mare…(Cfr. Il vescovo-marinaio sulla nave di soccorso di Sea Eye, Avvenire online, 22.04.2021)
+ Giornata per le vocazioni: sappiamo che le vocazioni sono in calo e sappiamo anche che tanti giovani sono in cerca di senso…
+ Oggi pregiamo e cantiamo con gioia il salmo 22: Il Signore è mio Pastore… In pochi versetti noi troviamo la più grande consolazione del cuore.
Lui risorto ci pasce, ci fa crescere, ci nutre. Lui è il nostro pastore ma anche è colui ci fa diventare pastori inseguendo il suo stile e il suo spirito.
Non siamo pecore, ma figli e quindi come tali il Padre ci vuole responsabili capaci di vivere nella libertà, prendere le nostre decisioni… guidati dal suo vangelo.
Vicenza, 23 aprile ’21
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






