Gesù storico
L’evangelista Luca è uno studioso, un credente e uno che ama la verità storica.
Il suo maestro è san Paolo, che lo ha accompagnato alla fede e che gli ha chiesto di scrivere il racconto su Gesù, come ha fatto Marco seguendo l’apostolo Pietro.
Luca non ha mai visto Gesù nella sua vita, mentre gli altri evangelisti erano suoi discepoli.
Allora si è documentato, ha ascoltato i testimoni oculari, ha verificato le informazioni, ha fatto ricerche accurate su ogni circostanza.
Perché ha fatto tutto questo?
Per un grande rispetto della verità, per rispetto dei suoi lettori del suo tempo e del tempo futuro, quindi anche di noi.
Ha investito intelligenza e fatica perché possiamo renderci conto della solidità degli insegnamenti che abbiamo ricevuto. Va alle origini, alle sorgenti, agli inizi. Presenta la persona di Cristo con verità e con forza e ci dice che quello che egli racconta è vero ed è autentico, non è leggenda.
Anche a noi, figli di questo nostro tempo con mentalità liquida, instabile, dubbiosa, Luca offre stabilità, una Parola sicura, un Gesù entrato veramente nella storia dell’umanità. (Cfr P. Curtaz)
Gesù e la sua missione
Nella seconda parte del vangelo di oggi abbiamo il primo discorso pubblico pronunciato da Gesù, nella sinagoga di Nazareth.
Un intervento durante il servizio liturgico.
Gesù, infatti, partecipa abitualmente di sabato alla celebrazione delle letture dell’Antico testamento e al canto dei salmi. Come un buon fedele della religione ebraica ubbidisce alla legge del settimo giorno di riposo e vive la quotidianità con semplicità senza privilegi. La fede nasce e si coltiva con una sana disposizione all’ascolto orante della Parola.
+ Gesù, si presenta per la lettura della Scrittura, apre il rotolo del profeta Isaia, trova il capitolo 61, legge lentamente i primi due versetti, riavvolge il rotolo, lo riconsegna all’inserviente e si siede. E qui tutti gli occhi sono fissi su di lui.
“Lo Spirito del Signore è sopra di me per questo mi ha consacrato con l’unzione” Scrive Isaia e poi definisce l’umanità con quattro aggettivi: l’umanità è povera, prigioniera, cieca, oppressa.
Ecco allora il messaggero guidato dallo Spirito è quello che porta gioia, libertà, occhi che vedono, liberazione. È il programma di Dio, è il sogno di Dio per il bene di tutti gli uomini e donne. E Gesù commenta, attualizza, annuncia la grande novità: “Oggi si è compiuta questa scrittura che voi aveste ascoltato!” Gesù compie la Parola promessa del profeta, la compie oggi, qui, per voi, che ascoltate.
Le parole di Isaia sono parole piene di speranza, perché rivolte ad un popolo scoraggiato, in esilio, sconfitto soprattutto nell’anima.
Dio lo ha mandato ad incoraggiare, a proclamare buone notizie, a liberare, a ridare la vista. In un mondo in cui tutti sono disperati e rabbiosi. In cui si parla solo di cattive notizie. In cui si vive schiavi delle proprie paure e delle proprie ossessioni.
In cui si è accecati dalla rabbia, dall’invidia, dalla bramosia.
Dio libera. Ci offre l’opportunità di spalancare gli occhi dell’anima e di pentare liberi.
“È bello vedere che Gesù non è venuto per imporre pesi, ma per toglierli.
Non venuto per portare nuovi precetti, ma per aprire nuovi orizzonti.” (Ronchi)
Oggi qui ora per noi. Unità di tempo, di luogo, di persone.
Oggi, non domani o ieri, ma oggi si compie la liberazione, la consolazione del Signore, si compie la gioia serena nel cuore. Non c’è spazio per rinviare, dilazionare. Per ben dodici volte nel vangelo di Luca risuona questo avverbio. Oggi ricomincio perché la vita cristiana è andare “d’inizio in inizio attraverso inizi che non avranno mai fine” (Gregorio di Nizza).
Oggi. Con una civiltà liquida, incerta, con la costruzione di muri e di fili spinati, con le chiese svuotate, con la violenza crescente, con l’immigrazione, con lo scoraggiamento diffuso per la pandemia, con le contrapposizioni politiche per l’elezione del presidente.
A che cosa ci chiama la Parola di Dio? La Parola di Dio chiama al sogno di un mondo nuovo, al sogno che troviamo anche nel documento del papa Francesco: Fratelli tutti.
Un sogno di cose concrete, che appartengono al nostro mondo. Come diceva Bonhoffer: “Non ci interessa un pino che non faccia fiorire l'umano. Un pino cui non corrisponda la fioritura dell'umano non merita che ad esso ci dedichiamo.” Il pino che fa fiorire l’umano può essere la fine di una guerra e della vendita di armi, visto che siamo così fragili per un invisibile virus; l’umano può essere la riduzione dell’inquinamento, visto che minaccia il futuro di tutti; può essere la conpisione di beni, visto che abbiamo conpiso i mali. (T.C.) Può essere un cuore aperto al mondo intero, visto che abbiamo nel mondo tante ombre di un mondo chiuso. Può essere un comportamento di vita onesta, visto che la corruzione è facile nel nostro paese.
Gandhi ci ricorda che tutto inizia da noi: “Sii tu la trasformazione che vuoi vedere nel mondo.” Il futuro c’è solo in base al presente che viviamo, il domani rimane sempre figlio delle scelte di oggi.
Vicenza, 22.01.22
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






