CUSTODIAMO LA BELLEZZA CHE SALVA, Lc 9, 28-36
Da giovani studenti, partivamo in un piccolo gruppo nel pomeriggio, dormivamo in un rifugio a 1500 m. e al mattino prima dell’aurora si iniziava la salita per la cima dell’alto monte Weissmies, che misura più di 4000 metri, in territorio svizzero.
Per una decina di minuti, rimanevamo nel silenzio più assoluto a contemplare le catene delle alpi coperte di neve, ad osservare qualche luminosa nuvola di passaggio, le verdi valli sottostanti e il paesaggio della pianura lontana. Sentivamo il soffio del vento rigido che fluiva lungo la vetta e, nello stesso tempo, immobili, gioivamo del discreto calore del sole sui nostri volti.
Il vangelo di oggi ci introduce a una simile esperienza sul monte Tabor e ci ricorda che il cammino dei quaranta giorni nel deserto ci immette nel giardino fiorito della risurrezione.
1. Gesù salì sul monte
Domenica scorsa le varie tentazioni dell’avere (economia), del potere (politica), del miracolo facile (religiosa), ci offrivano la possibilità di scelta tra il bene e il male, la vita e la morte.
Il deserto è solo luogo di passaggio e non per stabilirci con una tenda per un auto-compiacimento. Si va nel deserto per uscire più veri, più autentici, per avere un'occasione di risveglio e di conversione.
Se guardiamo il mondo, siamo invitati a fare i conti con il problema del male.
L’esperienza che facciamo personalmente e le notizie che ci arrivano dai mezzi di comunicazione, ci dicono che nel mondo ogni giorno c’è una immensa processione di dolori: malattie, epidemie, squallori morali, ingiustizie sociali, miserie economiche, ingiustizie, stupri, uccisioni, guerre…
In questi giorni l’attenzione è sul nostro pianeta malato, sul clima che cambia, sull’inquinamento. Una ragazza adolescente, Greta di 16 anni, svedese, sta scuotendo la coscienza del grandi e dei giovani nel mondo per un cambiamento urgente, per fermare il disastro. E anche Papa Francesco, dopo il suo documento Laudato si, nel suo messaggio di quaresima ci dice che “quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le creature.”
Il vangelo di ci invita a salire sul monte Tabor, dove alla bruttezza del mondo si contrappone con forza la bellezza.
C’è in noi un diffuso desiderio di bellezza.
E’ stato pubblicato in questo ultimo tempo un affascinante libro che porta il titolo: “La via della bellezza”. L’autore, molto noto in Italia, ci invita a scoprire le sorgenti del bello: la natura, l’essere umano, l‘arte, la musica… E sottolinea poi che “il dono supremo dell’umanità è il dono della bellezza spirituale”.
Noi possiamo dire che il brano del Vangelo di oggi fa un salto ancora più grande presentando l’esperienza del monte Tabor, cioè l’incontro con la persona di Gesù, immagine visibile della bellezza di Dio.
2. L’incontro con la bellezza di Dio
Pietro e i suoi due compagni, infatti, sull’alto monte riconoscono nell’umanissimo volto del Signore Gesù, la trasparenza del volto di Dio. Dopo un sentimento di paura, provano la gioia indicibile della bellezza di Dio ed esclamano: "È bello per noi essere qui! ..." Papa Benedetto XVI testimonia: "All'origine dell'essere cristiani non c'è una decisione etica o una grande idea, ma l'incontro con un evento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e quindi il suo orientamento decisivo. "(Segnalato in EG 7).
Diventiamo cristiani per la scoperta della perla preziosa, per il ritrovamento del tesoro nascosto, per l’attrazione della bellezza di Dio.
Come dice papa Francesco: "La gioia del Vangelo riempie il cuore e tutta la vita di coloro che incontrano Gesù ... Con Gesù Cristo la gioia nasce e rinasce sempre" (EG 1).
Possiamo avere la fede, ma se non abbiamo l'attrazione della bellezza, perdiamo un elemento caratteristico della vita cristiana: la gioia. Mostriamo, allora, un'aria di quaresima senza Pasqua, come dice Papa Francesco.
Convertiamoci alla bellezza! “La bellezza che supera ogni altra bellezza, che illumina e ridimensiona ogni altra gioia che in Dio, e solo in Dio, acquista spessore e speranza di immortalità.”
A volte sono brutti i nostri ambienti, senza luce, senza il verde delle piante e senza i colori dei fiori…
A volte sono brutte le nostre relazioni fredde e superficiali e sono brutti nostri linguaggi volgari senza rispetto dell’altro.
A volte sono brutte le nostre giornate caotiche, vissute nella fretta, nella rivalità, nelle sfide.
Abbiamo bisogno della bellezza di Dio.
Abbiamo bisogno di incontrarla sul Tabor.
3. La bellezza che rende bella la nostra vita
Luca, nel suo vangelo di oggi, ci offre dettagli ignorati da altri evangelisti.
Preghiera
Ci dice che Gesù è in preghiera e nella preghiera assume un altro volto. Pregare introduce in un percorso profondo di interiorità, aiuta a scoprire la bellezza, porta ad imitare quello che contempliamo e amiamo. Il volto trasformato di Cristo brilla, seduce, accende il desiderio di Dio, il desiderio di stare con lui, trasforma come quando si è innamorati.
L’ascolto
Dalla nube esce una voce: “Questi è il figlio mio, l’eletto, ascoltatelo!”
Dopo la visione, l’ascolto: il desiderio di accogliere le sue parole con attenzione e in silenzio. Nel duomo di Milano, sulla tomba del cardinale Martini, che ha dedicato la sua vita nello studio e nell’insegnamento della Parola, sta scritto: “Lampada per miei passi è a tua parola, luce sul mio cammino” (Samo 119,105).
Prendere in mano quotidianamente Vangelo, è come bere dalle fonti della luce e aiuta il nostro sguardo a vedere la trasfigurazione, che avviene intorno e dentro di noi.
Irradiamo la bellezza!
E’ necessario scendere dalla montagna ed entrare nella vita di tutti i giorni, con i sui limiti, con le sue relazioni difficili, con le sue situazioni pesanti.
Sempre avvolti dalla misericordia di Dio, camminiamo con il grido di Francesco d'Assisi: "Tu sei bellezza, tu sei bellezza" e con la preghiera di Agostino: "Tardi ti amai, oh bellezza tanto antica e tanto nuova. Tardi ti amai!” Scrive l’autore del libro citato: “Io non so sa la bellezza salverà il mondo. Sono però sicuro che può salvare quel piccolo pezzo di mondo che è ognuno di noi.”
Ma è importante custodire la bellezza (in tutti i suoi aspetti) che salva.
dg - Vicenza, 17 marzo 2019
Seconda domenica di quaresima
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






