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I VESCOVI CONGOLESI CONTRO OGNI MODIFICA DELLA COSTITUZIONE

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Dal 18 al 20 giugno 2026, a Kinshasa, capitale del Congo RD, la Cenco (Conferenza episcopale nazionale del Congo) ha promosso un’importante tavola rotonda sulla spinosa questione della modifica della Costituzione proposta dalla maggioranza politica al potere, al fine di trovare una posizione comune nel paese. Per questo i vescovi hanno invitato al confronto alcuni membri dell’opposizione, contrari ad ogni modifica, e altri della maggioranza presidenziale, favorevoli, alla presenza di esperti costituzionalisti. Infatti, il 15 giugno 2026, il Parlamento ha approvato una proposta di legge, firmata dal capo dello Stato, per promuovere un referendum popolare per chiedere la modifica della Costituzione. L’opposizione, dal canto suo, accusa il presidente Félix Tshisekedi di volersi candidare per un terzo mandato.

La Costituzione in vigore, però, proibisce ogni revisione in periodo di guerra o di stato d’assedio. Ora le province del Nord-Kivu, Sud-Kivu e Ituri sono sotto assedio da maggio 2021 a causa della guerra innescata dai gruppi ribelli M23 e AFC, sostenuti dal Ruanda. Inoltre, l’art. 220 della Costituzione proibisce di intervenire sul numero e sulla durata dei mandati presidenziali. La stessa Ceni (Commissione elettorale nazionale indipendente) non dispone dei fondi necessari per un referendum, visti i debiti contratti con l’elezione del 2023 e dovendo già provvedere alle elezioni del 2028.

Per questo i vescovi sono del parere che “non ci sia alcuna necessità, urgenza e, tanto meno, opportunità di una simile iniziativa”. La priorità del paese dovrebbe essere la pace, la sicurezza e la coesione nazionale. “Qualsiasi cambiamento forzato della Costituzione comporta – secondo i vescovi – rischi enormi, tra cui la balcanizzazione del paese. In un contesto dove le rivalità politiche rivestono connotazioni etniche e tribali, c’è il rischio dello scoppio di un’altra guerra civile”. La dichiarazione dei vescovi ha suscitato le ire della coalizione parlamentare di maggioranza che sostiene il governo, che l’ha bollata come “un atto di sovversione contro le legittime istituzioni”, che incita  “al sollevamento popolare e al rovesciamento dell’ordine costituzionale”. Il segretario generale e incaricato stampa della Cenco, mons. Donatien Nshole, ha risposto definendo le esternazioni della maggioranza come una “distrazione” dalla realtà di un paese che va male e avrebbe invece bisogno di persone che lavorino per la coesione della nazione.  La Chiesa cattolica – affermano i vescovi –  “interviene come società civile che non è indifferente alle sfide del suo tempo” e resta fedele a uno dei suoi principi: il rispetto dell’ordine costituzionale perché “la Costituzione stessa prevede le disposizioni della sua modifica”, senza bisogno di un referendum.

I vescovi dunque si appellano al presidente affinché onori il suo giuramento di rispettare e difendere la Costituzione. Inoltre si rivolgono al popolo affinché prenda in mano il proprio destino, “altrimenti il nostro avvenire sarà ipotecato a lungo”. Nel frattempo la 17a epidemia di Ebola, “Bundibugyo”, ha già mietuto più di 1700 vittime su oltre 4000 casi accertati, registrando appena 253 casi di guarigione, dunque con una percentuale di mortalità molto alta.

Sorpresa positiva, il 17 luglio, dopo un incontro con i responsabili delle diverse confessioni religiose, il presidente Félix Tchisekedi si è detto disponibile a un dialogo nazionale inclusivo. Una decisione attesa da più di un anno dalle Chiese cattolica e protestante, da una parte dell’opposizione e dalle organizzazioni della società civile. Speriamo che questa sorpresa porti anche alla fine della guerra nell’Est del paese.



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