Logo saveriani - Italia
  • Home
  • Parma
  • mons. Guido Maria Conforti in tempo di guerra
Google Plus
mons. Guido Maria Conforti in tempo di guerra

mons. Guido Maria Conforti in tempo di guerra

Martedì, 06 Novembre 2018 Parma

[Intervento di p. Ermanno Ferro, sx al concerto "Requiem nei Monti" - celebrazione per la fine della guerra 1915-1918 - diretto dal Maestro Giovanni Veneri il 5 nov. 2018 nella Cattedrale di Parma] *

 Per tratteggiare Guido Maria Conforti, vescovo di Parma e fondatore dei Missionari saveriani, nel contesto del primo conflitto mondiale, leggo un testo del saveriano parmense Ugo Cattenati, redatto nel 1940, a 9 anni dalla morte del santo pastore:

"Mons. Conforti non è stato uno sperperatore imprudente ed inconscio di energie; il suo genio ha fissato l'ordine, ha calcolato i valori, ha stabilito il perfetto equilibrio dei Santi. L'uomo di Dio che forgiava nella sua mente delle regole di conquista in un'atmosfera di ardore italico, ha saputo vivere la disciplina della sua patria, obbedendo, non malamente interpretando, il Vangelo. Così allo scoppio della guerra mondiale, quando nei mesi della aspettativa, la stampa dellapenisola creava le tesi dell'intervento e del non intervento, egli ai piedi del Tabernacolo pregava e si preparava all'azione.

La sera del 23 maggio 1915 l'Italia impugnava le armi. Il vescovo scattava senza mezzi termini; in quei momenti solenni l'agnello mite diventava l'uomo robusto. A Parma la massoneria imperante accusava il clero di disfattismo: ad essa, che intruppava i suoi eroi nei caffè a compiere opera di disgregazione, mons.Conforti dava l'esempio di abnegazione generosa di sé.

Così, il 26 maggio 1915 scrive:

        «L'ora delle grandi prove è giunta per la Patria nostra e noi come cristiani e come cittadini, sorretti dalla nostra Fede ed animati dall'affetto che ogni Italiano deve sentire per questa terra privilegiata, dobbiamo mostrarci all'altezza del momento solenne che attraversiamo. Ieri abbiamo deprecato il flagello della guerra nella fiducia checi potesse essere risparmiato, ma oggi che la voce del dovere ci chiama alla riscossa, dobbiamo dare esempio di fortezza cristiana e civile [ ... ]» (Egli si riferisce alle parole dette il 2 agosto 1914, quando anticipava quelle di papa Benedetto XV, sulla "inutile strage... ").

Emanato l'ordine, non si arresta, ma immediatamente scende a prendere il suo posto in mezzo al popolo: il suo seminario, caro come la pupilla dei suoi occhi, viene offerto alle Autorità Militari quale ospedale,e così il suo Istituto missionario... [...].

Nel suo Diario troviamo vergate le suenumerosissime visite ai feriti che affluivano in città. Adessi portava con i conforti della religione, la sua parola amorosa, che mai deprimeva, ma che ridava a quelle corsie una corrente purificatrice di sano patriottismo.[ ... ]

Più che naturale che il candido sorriso del vescovo varcasse le soglie delle case del dolore, perché desiderato nelle caserme e nelle scuole dai capi dell'Esercito: vicino ai malati era balsamo soave che confortava, di fronte alletruppe in partenza viatico che incoraggiava.

Fu per questo che ascoltatori male intenzionati hanno erroneamente interpretato, anzi addirittura cambiato le sue parole che oggi possiamo trascrivere come egli le vergò.

Sono parole d'oro che facevano poco comodo ai nemici di Dio, perché con il loro bagliore emettevano luce fra le tenebre. Quel 2 giugno 1918 si celebrava la festa del giuramento degli Allievi Ufficiali della Scuola d'Applicazione, il vescovo fu invitato; poi, così egli annota:

        «Dopo la cerimonia, dovetti per convenienza prender parte alla modesta colazione, offerta a tutti. Sul terminare della stessa si ebbero molti discorsi di autorità politiche e parlarono anche vari Allievi Ufficiali. L'ultimo di questi - giovane cattolico - chiudendo il suo discorso si rivolgeva a me, chiedendo che benedicessi gli Ufficiali e le loro imprese, se giudicavo giusta la causa per la quale erano chiamati a combattere. Era stata - nei discorsi precedenti - una apoteosi della nobiltà della guerra, del sangue che si versava per la causa della liberazione delle terre recentemente invase, senza che mai venisse un pensiero religioso. La nota anzi della liberazione delle terre di recente occupate, era stata così dominante da essere considerata nel momento in cui mi si chiedeva la benedizione, la questione principale. Per questo credetti di non poter lasciare senza risposta la domanda esplicita e solenne rivoltami. E così dissi: - Sensibile al pensiero nobilissimo che mi avete espresso, giovani carissimi, io invoco sopra di voi la benedizione di Dio con quella larghezza d'affetto che è più facile sentire che esprimere. Il Signore vi accompagni colla possente sua protezione, fortifichi il vostro braccio, avvalori la vostra volontà, renda costanti i vostri propositi. Sorretti dal suo aiuto, la vittoria precederà i vostri passi edin un giorno radioso che vi auguro vicino, farete ritorno aldomestico lare. Andate, ridonateci le nostre terre.

La causa per la quale vi accingete alle più dure prove è nobile e grande, e per questo la vostra parola d'ordine dev'essere: resistere, valorosamente resistere, finché sia fatto libero il suolo che ci appartiene. Il forte sentimento del dovere vi accompagni sempre e vi sorregga nei più difficili momenti rendendovi superiori a tutte le difficoltà che incontrerete. E nella dura sfida vi conforti il pensiero di Dio; il pensiero che dopo il sangue sparso per la fede di Cristo, non vi èaltro sangue più gloriosamente e nobilmente sparso di quello che si sparga in difesa della propria Patria! - Le mie parole riportarono una entusiastica ovazione ed ebbi l'impressione di avere, senza nulla pregiudicare, giovato assai alla causa del bene ».[ ...]

Infine, prima ancora che le campane sciogliessero il canto della vittoria, mons. Guido Maria Conforti "concepisce" - è il 28 febbraio 1918 - un monumento che ricordasse i morti generosi della vittoria; non un monumento di marmo freddo e senza vita, bensì un trionfo d'arte che servisse da cornice ad un ricordo perenne di cuori materni e fraterni, vincolati in affettocontinuo verso gli scomparsi eroi."

Nasce così la Cappella dei Caduti realizzata inquesta Cattedrale, attorno alla quale e per la quale ci siamo aggregati questa sera.

  • Grazie.
  • p. Ermanno - Parma, 5.11.2018.

 

Prossimi eventi

  • CONGO RD / ASPETTANDO LE ELEZIONI PRESIDENZIALI
  • Mostra del Presepe Missionario
  • Tanti cuori 1 capanna

Questo sito utilizza cookies secondo la privacy, copyright & cookies policy. Cliccando "OK" l'utente accetta detto utilizzo.