Il bacino del lago Ciad, una delle aree più instabili dell’Africa
Dal sito della Direzione Generale SX, Roma.
L’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) ha affermato che nel bacino del lago Ciad, una delle aree più instabili dell’Africa, l’escalation delle violenze ha provocato oltre 5.700 vittime dall’autunno 2025 e costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Oggi più di 3,5 milioni di individui risultano sfollati, mentre 8,2 milioni necessitano di assistenza umanitaria.
Se l’insicurezza alimentata dai gruppi jihadisti che operano nell’area del lago Ciad continua a rappresentare una grave minaccia, è soprattutto la guerra in Sudan ad aver trasformato il Ciad nell’epicentro di una delle più grandi crisi di rifugiati del continente africano.
Da oltre tre anni il conflitto sudanese continua a spingere centinaia di migliaia di persone oltre il confine orientale ciadiano, dove i profughi si sommano ai rimpatriati ciadiani costretti anch’essi ad abbandonare le proprie abitazioni. La guerra in Sudan ha provocato un movimento enorme di popolazioni e coinvolge sia cittadini sudanesi, sia quelli ciadiani costretti a rientrare nel proprio Paese. L’est del Ciad è diventato una gigantesca area di accoglienza, ma le strutture sono ormai al limite e la gestione quotidiana dei rifugiati è sempre più difficile.
Il Paese vive una crisi politica ed economica molto profonda.
La corruzione è diffusa e manca un'organizzazione statale capace di coordinare efficacemente gli interventi. Ci si interroga persino sulla gestione degli aiuti economici internazionali e sulla reale destinazione di parte delle risorse che arrivano nel Paese. Uno scenario nel quale rischiano di essere strumentalizzate anche le appartenenze religiose. Negli ultimi mesi, infatti, starebbero riemergendo tensioni tra comunità cristiane e musulmane, alimentate in maniera strumentale da chi vuole sfruttare le difficoltà del Paese. È un rischio molto serio. Si cerca di attribuire le responsabilità della crisi a gruppi religiosi o etnici, quando invece il problema è innanzitutto politico e riguarda la cattiva gestione dello Stato.
Alimentare divisioni tra cristiani e musulmani significa spostare l’attenzione dalle vere cause della crisi e compromettere ulteriormente la convivenza.

L'area del bacino del Lago Ciad (tra Ciad, Camerun, Niger e Nigeria) affronta una gravissima crisi umanitaria. Oltre 3,5 milioni di persone sono sfollate a causa dell'escalation di violenze jihadiste (Boko Haram e ISWAP), del conflitto in Sudan e della desertificazione.
La situazione è alimentata da una combinazione di fattori politici, ambientali e sociali:
- Estremismo e terrorismo: La regione è piagata da circa vent'anni dalle attività di gruppi jihadisti, tra cui Boko Haram e le sue fazioni scisse (come ISWAP).
- Crisi dei rifugiati: Oltre agli sfollati interni, l'area è diventata l'epicentro di una massiccia crisi di rifugiati, aggravata dal violento conflitto in Sudan, che spinge migliaia di persone a cercare riparo oltre il confine ciadiano.
- Emergenza climatica e ambientale: Negli ultimi cinquant'anni il Lago Ciad ha perso circa il 90% della sua superficie a causa dei cambiamenti climatici e dello sfruttamento idrico. La progressiva scomparsa dell'acqua ha devastato le economie di sussistenza della popolazione.
- Crollo umanitario: Le violenze continue bloccano gli aiuti, lasciando la popolazione senza accesso a servizi sanitari, istruzione e beni primari.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.




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