Dicendoti addio, voglio poterti dire, a nome di tutti i confratelli del quarto piano di questa Casa Madre dei Saveriani di Parma il nostro grazie, e augurarti un buon viaggio nell'eternità..
* Grazie per aver scelto di passare l’ultimo capitolo della tua vita terrena insieme a noi, condividendo la nostra vita quotidiana come confratello bisognoso d’assistenza, di
vicinanza e di condivisione.
* Grazie per il tuo servizio solerte e sempre attento, fatto fraternamente là dove l’obbedienza ti ha chiamato. E stato un servizio molto attento fatto con estrema competenza. Hai sempre donato a piene mani il tuo affetto, la tua parola, e sopratutto la tua azione pronta.
* Grazie per gli anni passati nelle missioni del Burundi e della Repubblica Democratica del Congo. Queste missioni sono statesempre parte del tuo cuore, non le hai mai dimenticate e quanto ne parlavi il tuo volto s’illuminava di gioia ma soprattutto di speranza. In Burundi avevi lavorato insieme a Piergiorgio, tuo fratello, avevate fatto un tandem perfetto tra pensiero e azione,
tra sogni e realtà.
* Grazie di tutto e ti prego, non dimenticarti di pregare per ciascun fratello e sorella questa nostra famiglia saveriana. Sappi che un giorno ci rivedremo e insieme a te vivremo quella nuova vita della beatitudine senza fine e senza confini,
* Carissimo Alberto, non dimenticare infine di pregare per tutto il personale medico e assistenziale che in questo tuo lasso di tempo che hai passato quassù al 4° piano non ti ha fatto mancare l’affetto e la competenza professionale della loro presenza.
Eccoti per ultimo ciò che alcune volontarie scrivono di te.
- Graziella Cau scrive: “L' ho conosciuto quando al mattino andavo a Messa dalle Ancelle dell’Immacolata e lui celebrava. Notai la sua mitezza e la sua umiltà, la sua gentilezza . Il suo sorriso dolce. Sempre disponibile a scambiare due parole con tutti i partecipanti.... L’ho ritrovato circa u mese fa al quarto piano, ho notato subito il cambiamento fisico e la sua grande sofferenza ma sempre con il suo sorriso dolce e umile, mi ha riconosciuto subito e mi chiese di portare i suoi saluti alle Suore...”
- Emanuela Cavallini aggiunge: “Ho incontrato padre Alberto al quarto piano ; era molto magro e mi sembrava molto calmo. Quando gli ho chiesto come stava , mi ha risposto in modo chiaro parlando della terapia e dei disguidi che ha dovuto affrontare senza però tanto drammatizzare. A dir il vero, però, non avevo capito quanto fosse grave la sua situazione ! Mi è sembrato un uomo serio ma capace di ironia. Mi aveva detto, quasi ironizzando sul stato: “non val la pena arrabbiarsi. La fede mi rende capace di affidarmi alla provvidenza. Sono nelle sue mani”.
- Cristina Torelli infine: “P.Alberto è giunto al IV Piano improvvisamente con poco bagaglio come un viaggiatore che sa di fermarsi poco. Non si comportava da malato, era gentile e aperto al dialogo. Non ho avuto molte occasioni per conoscerlo bene ma ho potuto vedere che era sicuramente un uomo coraggioso e fiducioso pienamente di nostro Signore Gesù Cristo!”
Arrivederci, Alberto e ricordaci davanti a quell’infinita Misericordia di Dio che ora contempli e che vivi.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






