Carissimo Fratello Giorgio Biguzzi,
Queste parole le ho raccolte e scritte proprio sulla mensa dell’altare della nostra cappella del IV° piano di questa Casa Madre dei Saveriani di Parma... Ho scelto proprio questo luogo perché è in esso che mi sembra risentire la tua voce, con le tue riflessioni e le tue preghiere.
E’ proprio qui, in questi pochi giorni che la Provvidenza ci ha dato di vivere insieme, che tu, silenziosamente e discretamente hai saputo trasmetterci il profondo della tua fede e della tua speranza, nonché quell’amore profondo della tua vocazione e della tua missione come Vescovo nella diocesi di Makeni del Sierra Leone e, in particolare, come costruttore di pace in quella regione tanto martoriata.
Carissimo Fratello Giorgio Biguzzi,
Ed allora permettimi, ti prego, d’indirizzartele proprio come mio segno personale di fraterna amicizia e venerazione. Non come un addio, ma solo come un semplice commiato e un gioioso arrivederci.
Permettimi anche che mi rivolga a te in un modo molto fraterno come proprio di un fratello minore che si rivolge al suo proprio fratello maggiore. E scusami se non ti chiamo neppure Eccellenza. Questo titolo, serve ben poco in questo momento, perché esso non cancella quello che siamo realmente tutti e due fratelli, membri di una stessa famiglia religiosa.
Carissimo Fratello Giorgio Biguzzi,
Prima di tutto voglio dirti un grande grazie per questo tempo, pur breve, che hai voluto passare insieme a noi in questo 4° piano della nostra Casa Madre di Parma. E’ stata una tua scelta fatta molto coscientemente.
Eri bene al corrente del male di cui soffrivi, ed conoscevi bene che stavi scrivendo l’ultimo capitolo della tua tanto ricca vita umana, cristiana e missionaria di pastore, di padre ma soprattutto di confratello.
Lo avevo subito intuito. Questo tuo ritorno a Parma aveva per te un grande significato: avevi scelto di passare questi tuoi ultimi giorni della tua esistenza umana proprio in questa casa madre saveriana, là dove che da “aquilotto” avevi spiccato il volo.
Carissimo Fratello Giorgio Biguzzi,
Sì, grazie, mio Monsignore e Fratello. Pochi giorni passati con noi ma che ci lasciano con un grande vuoto. Tu ci sei stato di un grande e esemplare esempio di infinita e silenziosa pazienza.
Sì, grazie per quella tua ponderata indiscrezione che tu hai voluto infondere con le tue parole, sempre sagge e puntuali, che hai saputo ben usare nel colloquiare con questa nostra piccola comunità.
Sì, grazie per essere stato un fratello attento, sempre in ascolto, sempre pronto a darci il tuo saggio punto di vista e a spingerci nella riflessione.
Tu eri ben cosciente che la tua ultima chiamata era là, pronta ad essere fatta,
Tu eri pronto ad ascoltarla. Ti vedevamo pronto a partire.
Stavolta senza alcun bagaglio. Eri pronto a dire il tuo sì definitivo.
Erano quei tuoi occhi vivi a parlare ciò che non riuscivi a pronunciare.
Mi estasiavo contemplarti in quei momenti perché tu sembravi raccontarmi, di già, tutto il Paradiso che già stavi vivendo. [...]
Sì, proprio così, carissimo Fratello Monsignore,
con la morte la vita non è tolta ma è solo trasformata. Con la morte la fratellanza diventa sempre più fratellanza nel suo senso più genuino e profondo.
Ci é bastato quel tuo sguardo a parlarci,
Ci é bastato quel tuo sguardo a continuare a raccontarti come uomo di pace e di fede.
Ci bastavano quei tuoi occhi limpidi a dirci il tuo amore e la tua comprensione, ma soprattutto la forza del tuo ardore missionario.
Ci bastava in quel momento contemplare il tuo sereno volto e dirci: “ecco com'è grande Dio”.
E per me tutto questo non è un addio ma solo un fraterno arrivederci.
Lo Stocco Luigi sx.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






