“Un dono prezioso come il fiore che sboccia al nascere del sole”
Appunti di viaggio in Benin
- Da: ALICE E FRANCESCO, Associazione “Di mano in mano”
- Parma, 10 settembre 2011
L’Africa difficilmente si dimentica, ti entra dentro in un istante e niente è più come prima, ti travolge, sconvolge, affascina, preoccupa. È un continente tutto da scoprire, e il nostro breve viaggio non può essere soltanto che un assaggio di un popolo e una terra così speciale, un viaggio di una settimana che non ti dà modo di capire i meccanismi che regolano questo continente, ti permette di dare solo una sbirciata alla terramadre del mondo. Sì l’Africa è davvero “mamma Africa”, una terra in cui le nascite non si fermano, in cui i bambini popolano le strade, in cui le donne avvolte dai loro vestiti colorati si prendono cura del loro mondo, un mondo fatto di fatiche, di stenti, di cesti portati sulla testa, di giorni passati chine a lavorare, di bambine che diventano donne prestissimo, che si prendono cura dei loro fratelli, quando invece avrebbero bisogno di qualcuno che si prendesse cura di loro.
L’Africa non si mostra diversa da quello che è, non si nasconde dietro false immagini, l’Africa è quello che vedi, non è l’ immagine addolcita che solitamente vedi alla tv; è una terra ricca di persone, di risorse, di paure, depauperata della forza e del coraggio di essere diversa; è una terra pronta ad accoglierti nonostante le ingiustizie che dal tuo popolo ha subito.
Non sappiamo da dove partire per raccontare la nostra piccola esperienza in un paese così grande e così diverso come il Benin; partiremo dalle persone che abbiamo incontrato, grande miracolo del nostro viaggio. Nadine e le altre suore della congregazione Servantes de la Lumiere du Christ: donne capaci di donare la loro vita, di mettersi a servizio di Dio e della loro comunità, donne capaci di amare il prossimo, chiunque esso sia: il bambino, il lebbroso, il cieco, l’ammalato, l’orfano, donne capaci di donare un sorriso a chiunque, ma non un sorriso superficiale, bensì di libertà e speranza.
Dopo la visita al lebbrosario, il loro sorriso è stato l’ancora di salvezza per la nostra fede, Dio era anche in quel posto così sperduto?! Sì, era proprio lì in mezzo alle pene dei lebbrosi, e alle fatiche dei loro famigliari, era lì nel sorriso raggiante di queste suore; non potrò mai smettere di ringraziarle per quello che ci hanno insegnato: servire il prossimo è il modo più autentico che abbiamo per avvicinarci a Dio.
I bambini, da quelli incrociati solo per un attimo lungo la strada, che con un po’ di timidezza e molta curiosità ci salutavano gioiosi, a quelli con cui abbiamo condiviso più profondamente il viaggio, che siamo riusciti a conoscere meglio, perché vivevano alla scuola. La loro presenza ha reso tutto più movimentato, più entusiasmante, e ha reso la partenza ancora più faticosa, i bambini sono meravigliosi!
Questi bambini cosa ci chiedono, quale impegno dobbiamo assumerci nei loro confronti?
La nostra coerenza, il nostro modo di vivere possono davvero cambiare le cose, dobbiamo essere cittadini più attenti, più sobri nel nostro quotidiano, dobbiamo permettere a questo popolo di crescere, di riscattarsi, permettere a questi bambini di diventare uomini e donne capaci di risollevare il loro popolo; Gesù è venuto perché tutti ”abbiano vita e vita in abbondanza”!
- Mi hanno detto che da una pianta secca
- può nascere un frutto. E io ci credo.
- Mi hanno detto che da una terra arida
- può nascere un fiore. E io ci credo.
- Mi hanno detto che da una stanza buia senza finestre
- può filtrare un raggio di sole. E io ci credo!
- Mi hanno detto che il mondo sta morendo per mancanza d’amore.
- E io non ci credo!
Questa poesia è piena d’Africa, non solo per la pianta secca, la terra arida o per le casette di terra e paglia, ma per la speranza che qui è racchiusa; la stessa speranza che abbiamo sperimentato nei nostri incontri africani, veri frutti, fiori e raggi di sole del nostro viaggio.
I frutti: racchiusi nei volti, nei gesti, nei sorrisi dei bambini; partendo dalla festa della domenica, alla canzone cantataci all’orfanotrofio; dalle partite di calcio, ai bambini incontrati all’inaugurazione del dispensario; da quelli ospitati alla scuola ai balli di Zizou. Incontrarli, incrociarli ha dato sapore al nostro viaggio, lo ha reso ricco e autentico, tra sorrisi e pianti. I fiori: racchiusi in tutti gli incontri, anche fugaci, con le persone del posto; partendo dai malati di lebbra e dai loro famigliari; dalle mamme che non portano solo i figli sulla schiena, ma l’intera famiglia, ai pescatori che nella loro piccola barca affrontavano l’immensità dell’oceano.
Un dono prezioso come il fiore che sboccia al nascere del sole.
Sapori e profumi talvolta offuscati dallo smog, dal caos e dal falso progresso, che come piante secche e terre aride, rendono difficile uno sviluppo sostenibile per questo popolo. Ma i fiori e i frutti nascono e crescono grazie alla luce del sole, una luce che è Dio, che si serve dei suoi raggi, le suore, che con le loro mani coltivano e curano queste speranze nutrendola d’amore.
Ci hanno detto che il mondo sta morendo per mancanza d’amore, ma dopo questo viaggio noi non ci crediamo!







