Senz'acqua niente vita
I referendum sull’acqua sono di un’importanza fondamentale. Allorché i sì prevarranno, si abrogheranno quelle disposizioni legislative che hanno introdotto, anche in Italia, la trasformazione dell’acqua potabile e per l’igiene in un bene economico-merce, secondo i dettami dell’economia capitalista di mercato, ed il cui utilizzo non solo può ma deve produrre profitto finanziario per il privato.
Rigetto della mercificazione della vita
Tutti riconoscono che l’acqua é vita. Senz’acqua, niente vita. Eppure, le classi dirigenti al potere in Italia, specie negli ultimi anni, non hanno esitato ad imporre l’obbligo di affidare la gestione dei servizi idrici (acqua potabile, fognature, trattamento delle acque reflue) solo a soggetti privati, le SpA. Nessun ente od impresa pubblica può, allo stato attuale delle leggi, a partire dal 2012 gestire l’acqua.
Il primo sì, abrogherà tale obbligo. Ora, come si fa ad attirare il capitale privato ad investire nei servizi idrici? Imponendo il principio che la tariffa del m³ d’acqua (il “prezzo” dell’acqua, come si dice) sia l’unica fonte di copertura di tutti i costi (remunerazione del capitale investito compreso, cioè "profitto”). Il prezzo dell’acqua deve essere pagato dai “consumatori/utenti” (“chi consuma paga”!). L’acqua finanzia l’acqua.
Il secondo sì, eliminerà la legittimità di fare profitto con l’acqua per la vita. Con la cessione al privato ed al profitto dei servizi idrici, il legislatore ha espulso l’accesso all’acqua – vita – dal campo dei diritti umani. Nel mercato non ci sono diritti ma, al massimo, ci può essere carità ed elemosina. È giusto e buono rigettare con forza la mercificazione della vita.
Opposizione alla privatizzazione del potere politico
Il potere politico effettivo risiede nel saper “dire il senso delle parole” e nella capacità di “decidere sull’allocazione delle risorse materiali ed immateriali disponibili”.
Imponendo l’obbligo della gestione solo da parte di soggetti imprenditoriali privati, i gruppi dominanti hanno “detto” che l’acqua deve essere una merce fonte di profitto privato ed hanno trasferito ai soggetti privati il compito di “decidere” su come, dove, quando, per chi, in quali tempi, secondo quali criteri di efficienza e di economicità, in previsione di quali scenari e prospettive future... “governare” l’acqua e tutto ciò che la rende e la mantiene un elemento naturale vitale, disponibile ed accessibile.
Le conseguenze sono già visibili. I comuni e le altre collettività locali sono stati spogliati di ogni reale potere e ridotti al ruolo di proprietari/azionisti di capitale, il cui potere é principalmente quello di interessarsi al rendimento della gestione in vista della distribuzione dei dividendi. Una caduta poco gloriosa per le istituzioni pubbliche locali del cui ruolo ed autonomia l’Italia si faceva vanto a dimostrazione della libertà e della democrazia. L’approvazione massiccia del primo sì, sarà l’occasione per mettere fine, almeno sul piano legislativo, alla confisca della democrazia e della giustizia operata da una miope oligarchia senza identità e valori, estranea al bene comune ed ai diritti/doveri dei cittadini.
- RICCARDO PETRELLA, Fondatore-presidente dell’Università del Bene Comune.







