Risurrezione di un popolo
Mentre scrivo, nella regione dell’Aysén viviamo giorni difficili. Un forte movimento popolare ha cominciato ad esigere dallo Stato più attenzione ai problemi della gente. Le meraviglie naturali, che fanno della Patagonia una terra benedetta, meta ambita del turismo internazionale durante tutto l’anno, sono diventate l’oggetto dell’ingordigia delle grandi imprese transnazionali, che vogliono mettere le mani sull’acqua, sui mari, sulla pesca, sui minerali, sulle terre e sui boschi. Lo Stato cileno favorisce la “svendita” dei nostri beni comuni, dando lucro soprattutto alle grandi imprese, mentre la popolazione locale è esclusa dai benefici di una terra, che da molti anni ha occupato e valorizzato a costo di grandi sacrifici.
Questa assenza ed esclusione del popolo da decisioni importanti sul destino della propria terra ha generato un crescente malessere in vari settori della società civile, i quali hanno deciso, grazie alla condivisione dei problemi, di unirsi in un movimento popolare, denominato Aysén: il tuo problema è il mio problema. Sostenuto anche dalla Chiesa, presente e attiva fin dall’inizio, il movimento ha evidenziato i problemi che costringono la maggioranza degli abitanti ad una povertà cronica e strutturale. Le precarie condizioni del lavoro, della sanità, dell’educazione, la mancanza di infrastrutture viarie, i costi elevati dei generi di prima necessità, la svendita dei beni comuni (acqua, terra, energia, ecc.) denunciano situazioni di ingiustizia e di violazione della dignità umana. Il movimento reclama più attenzione da parte del governo, che però ha minimizzato la sua consistenza e le sue istanze.
Per cui, di fronte all’inerzia delle autorità, sono scoppiate manifestazioni di protesta, che hanno quasi bloccato la regione. Il governo ha replicato con la violenza e la repressione da parte della polizia. Ma il popolo, accorso in massa alle manifestazioni, dopo giorni e notti di violenza, con feriti e detenuti, ha obbligato la polizia a ritirarsi, così è tornata la calma e la pace, con manifestazioni pacifiche. Il blocco ha portato alla chiusura di alcune strade di accesso (e uscita) alla regione, eccezion fatta per i casi di pronto soccorso medico, e quindi alla carenza di alimenti e di combustibile. In varie occasioni abbiamo celebrato l’eucaristia e liturgie della Parola, con i circa quaranta responsabili del movimento, rappresentanti di altrettante organizzazioni sociali, culturali, religiose, ambientali, sindacali.
È un’esperienza di fede socialmente impegnata, che ci rende più vivi come cristiani, oltre che più missionari e profetici.
Anche la nostra Quaresima si è fatta più austera nel cibo e nell’uso dei beni, la preghiera e il discernimento comunitario sono diventati più solidali, perché la scarsità di beni primari ha spinto alla condivisione – soprattutto del cibo – tra famiglie, gruppi, quartieri cittadini e diversi villaggi. Mentre scrivo, dopo 23 giorni di lotta, di fronte alla lentezza e indifferenza del governo, è cresciuta una nuova, profonda, coscienza sociale, non solo riguardo ai problemi, ma anche al metodo della nonviolenza per ottenere giustizia (la giustizia non si chiede, si esige, perché è un diritto).
Questa coscienza, grazie ai mass media, si è estesa a tutto il paese.
Agenti pastorali, laici, preti e vescovo, siamo tutti in prima linea in questo cammino di risurrezione di un popolo, che, grazie anche alla sua fede, è stato capace di valutare questa realtà di ingiustizia e povertà, scegliendo le vie dell’unità, dell’organizzazione e della solidarietà. Radio Santa María, del Vicariato Apostolico dell’Aysén, con la sua rete di otto emittenti, ha accompagnato tutti i passi del movimento, promuovendo la condivisione di idee, le manifestazioni nonviolente, l’approfondimento della coscienza sociale e religiosa in questo delicato e significativo momento di un popolo che si organizza per far valere la sua cultura, la sua storia, la sua fede, la salvaguardia del creato e il rispetto della dignità umana. Almeno una trentina di Radio di ogni parte del Cile e dell’America latina si sono unite nelle ore più cruciali alle trasmissioni di Radio Santa María, amplificando la condivisione dei problemi con altri popoli.
Le nostre celebrazioni liturgiche (della morte e risurrezione del Signore) hanno varcato i muri delle chiese, raggiungendo migliaia di persone, veri templi sacri di Dio e membra vive del Corpo di Cristo, che continua a morire e risorgere anche oggi nel suo Popolo.
Aysén (Cile), 7 marzo 2012.






