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 Il titolo del volume di Alessandro Dell’Orto (missionario saveriano, docente di Antropologia e religioni cinesi all’Università Urbaniana di Roma e direttore del Centro studi cinesi della stessa) esprime il tema centrale della ricerca e il percorso seguito.

 Analizzando le tipologie dei templi e le raffigurazioni delle divinità, l’autore descrive una religione popolare ricca e multiforme, radicata nella tradizione, ma presente anche oggi.

 Il punto di vista dell’autore può essere così riassunto: la religione popolare cinese esprime, da un lato, una “cosmologia ritualizzata” incarnata nel corpo e nella comunità, negli spazi sociali e nei luoghi dell’aldilà (p. 55); dall’altro una visione compiuta dell’uomo e del suo compito morale.

 Dell’Orto si serve della sua lunga esperienza (sia in Cina popolare sia a Taiwan) e della sua competenza antropologica, per offrirci un quadro articolato e profondo della religione popolare cinese e dei problemi che impone lo studio della stessa. Nota, anzitutto, la difficoltà di trattare un tema a lungo misconosciuto nella tradizione accademica sia in Occidente sia in Cina.

Citando Michel De Certau, l’autore sostiene l’importanza dell’indagine sul campo e la necessità di dare la preminenza all’etnografia dei riti e degli spazi celebrativi, ai “luoghi” e ai “racconti”.

  • I luoghi, vale a dire i templi, la loro relazione con la comunità, le simbologie e le raffigurazioni delle divinità presenti;
  • i racconti e cioè la tradizione che vi si costruisce attorno, le credenze relative alle funzioni delle divinità.

Nel tempio, “luogo cosmologico” situato tra il cielo e la terra, tra lo yin e lo yang (p. 127ss), si esprime il sentire della comunità e si celebrano i rituali che accompagnano l’esistenza. I templi cinesi, con la loro architettura simbolica, costituiscono spazi intermedi tra la vita quotidiana e il mondo soprannaturale cui si richiamano. Sono anche spazi sociali importanti, centri culturali, economici e politici (pp. 72-73).

La vita dei cinesi ruota, infatti, attorno alla famiglia e al tempio, nel quale celebrano i rituali, ad esempio lo shao zhiqian, cioè la pratica di bruciare le banconote allo scopo di interagire con gli esseri soprannaturali (p. 79) o quelli destinati a riportare armonia nelle tensioni della vita quotidiana. Dal punto di vista simbolico, la comunità è rappresentata dall’incensiere Xianglu all’entrata del tempio (p. 79).

Il volume analizza le divinità, ad esempio Mazu, Guang Gong e Tudi Gong, la prima, divinità femminile esempio di pietà filiale, il secondo un personaggio storico diventato una divinità, il terzo che incarna il santo benevolente e che si sacrifica per l’umanità. Tudi Gong è una divinità rurale, attenta alle necessità umane, che interviene nei rituali funebri per aiutare le persone a tornare alla vita normale (p. 133). Si descrivono le diverse rappresentazioni della divinità, la relazione con lo yin e con l’energia della terra, il passaggio dal culto della terra al culto di Tudi Gong, i riferimenti rituali all’albero sacro, elemento rilevante nella geografia religiosa cinese (pp. 157-173).

La religione popolare è frutto della “compenetrazione” delle tre grandi tradizioni religiose cinesi.

Il detto “si nasce taoisti, si vive da confuciani e si muore buddhisti” sottolinea bene questa relazione tra diverse religioni che trovano il loro fulcro nella convinzione che esista interdipendenza tra cielo, terra ed esseri umani (pp. 56-58).

L’altro concetto di fondo riguarda il compimento della relazione tra livelli cosmologici (tiandiren beyi), che viene raggiunta mediante il dao, vale a dire un comportamento che comprende la pratica rituale corretta, uno stile di comportamento non impositivo (p. 30). Si tratta di una sorta di “etica della responsabilità” permeata da una visione trascendente, oggi riscoperta dai nuovi confuciani e da correnti della filosofia cinese che riflettono sull’ideale del gentiluomo proposto da Confucio, la cui saggezza sembra essere, appunto, di comprendere la risonanza tra cielo, terra e individuo, e di agire di conseguenza per la costruzione di una società armonica e solidale (pp. 32-33).

Si tratta di un testo analitico, documentato, ricco di fotografie, che dimostra la notevole conoscenza della lingua e della cultura cinese da parte dell’autore, corredato da tabelle illustrative come quelle dedicate alla classificazione dei templi, divisi in dodici tipologie (pp. 192-196) o ai titoli delle divinità (pp. 198-202).

Un ulteriore pregio da sottolineare è la sua struttura didattica: pur esprimendo un livello di conoscenza e di elaborazione molto raffinato, il testo può essere fruito anche da un pubblico di non specialisti che possono avvicinarsi in questo modo al ricco e complesso mondo religioso cinese.



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