QUALE SOLUZIONE PER “MISSIONE OGGI” E PER LA MISSIONE IN BANGLADESH?
QUALE SOLUZIONE PER “MISSIONE OGGI” E PER LA MISSIONE IN BANGLADESH?
P. SILVANO GARELLO, missionario saveriano
Dhaka, 30 gennaio 2016
P. Silvano Garello, saveriano vicentino, classe 1938, da oltre quarant’anni in Bangladesh, giornalista e scrittore (ha al suo attivo più di cento titoli, soprattutto in bengalese), dal 1975 al 1979 è stato redattore di “Fede e Civiltà” (l’attuale “Missione Oggi”). Ci scrive da Dhaka, esprimendo la sua preoccupazione per la ventilata “chiusura” della rivista. Secondo p. Silvano la soluzione non è mettere tutto on line. Come allora innovare, ci chiediamo, senza dissipare un patrimonio ultracentenario (la rivista è nata nel 1903 da mons. Guido M. Conforti, fondatore dei saveriani)? Condividiamo la domanda con i nostri amici, lettori e abbonati, sollecitando le loro risposte.
Caro p. Mario, un cordiale saluto. Ho letto Missione Oggi di dicembre 2015. Mi è dispiaciuto venire a conoscenza del vento gelido di “chiusura” che sta sfiorando la rivista. Anche questo è un segno del nostro essere, con tanti altri, legati alle emergenze dell'oggi. Si tratta di vedere quale fronte vogliamo tenere aperto, dato che la circolazione di moneta continua ancora.
Mi pare che, da una parte siamo presi dal panico circa le nostre forze e dall'accavallarsi di problemi sulle cui soluzioni dirigiamo molte considerazioni qualunquiste e di poca lettura profetica. Dall'altra restiamo concentrati su una routine che ci tranquillizza e su progetti molto individuali. Mi pare che ci sia poco ascolto reciproco e di coloro che crediamo di servire al meglio. Il nostro potere economico rischia di rendere la missione un campo sperimentale a cui la Chiesa locale, bene o male, si assoggetta. […] In generale c'è una certa sfiducia nella spiritualità dei grandi evangelizzatori, forse perché ci risulta difficile riesprimerla in termini nuovi.
Al momento trovo interessante che i laici si stiano interrogando sul senso di Gesù Cristo in riferimento agli altri fondatori religiosi come pure sul senso della Chiesa nel mondo moderno. Le comunità creative e attrattive non mancano, perché lo Spirito santo non dorme. Forse anche noi missionari dovremmo riposizionarci, con la nostra funzione, dentro di esse. Ma non sempre abbiamo l'umiltà e lo spirito di servizio di un san Paolo. […].
Devo dirti che ho trovato molto stimolante l’ultimo numero del 2015. Ciò aggrava il mio rammarico per un eventuale ritiro. Non credo che la soluzione di mettersi on line sia la migliore, anche se possiamo provarla. […]
Mi trovo in difficoltà con il mio lavoro di proporre in bengalese libri che si rivolgono sia ai cristiani che ai non cristiani. Non per niente nel mio ufficio ho esposto questa noterella: “Il libro senza lettori è morto”. Non mi piace che qualcuno venga a trovarmi in un cimitero! Qualcuno mi suggerisce di rivolgermi al “romanzo”, dato che questa formula attira ancora. […].
Forse nel prossimo futuro vedremo una ripresa della strada “audiovisiva”, già bene percorsa nel passato. L'attuale presa di coscienza sulle nuove vie della comunicazione mi fa ben sperare. Mi pare molto saggio l'averci pensato. Siamo in attesa di un profetismo convincente, sempre però sulla linea evangelica.
I MARTIRI SAVERIANI DEL CONGO RD
“Misericordiosi come il Padre, fino al dono della propria vita”
P. Luigi Menegazzo, missionario saveriano
Roma, 21 Febbraio 2016
Il superiore generale dei saveriani, p. Luigi Menegazzo, ha inviato una lettera sull’apertura del processo di santificazione dei confratelli p. Luigi Carrara, fr. Vittorio Faccin e p. Giovanni Didonè, martirizzati in Congo RD nel 1964 assieme all’abbé Athanase Joubert. Il 16 febbraio 2016 il segretario della Congregazione per le cause dei santi ha, infatti, affidato al postulatore della causa il parere previo, che termina con queste parole: “Ritengo che dal dossier presentato emergano elementi sufficienti e adeguati, sia quantitativamente che qualitativamente, per procedere ad ulteriora in ordine alla prova del martirio subito da p. L. Carrara, p. G. Didonè, fr. V. Faccin e l’abbè A. Joubert. Il mio parere è pertanto positivo”.
“Questo è un momento di particolare grazia per la nostra Famiglia”, scrive p. Menegazzo. E continua: “All’inizio del Giubileo straordinario della misericordia ringraziamo il Signore perché indica a noi, tramite l’esempio dei nostri quattro martiri del Congo, la strada da percorrere: Misericordiosi come il Padre, fino al dono della propria vita”.
Con il parere favorevole del suo Consiglio, in data 19 febbraio 2016 il superiore generale ha affidato al postulatore p. Guglielmo Camera di seguire la causa, chiedendo a tutti i confratelli di “sentire come proprio lo stesso impegno del postulatore: conoscere i nostri martiri, farli conoscere, chiedere la loro intercessione e benedizione, imitarli nella fede e nella indiscussa e totale consacrazione di sé stessi al Vangelo. Sono i missionari secondo il cuore di san Guido M. Conforti e di fronte al loro esempio anche noi siamo colti da meraviglia: O novelli nunzi del Vangelo quanto vi ammiriamo! (Antologia Confortiana, “Consacrazione religiosa” 9). I martiri ci parlano, i martiri ci interrogano, i martiri ci donano speranza. Con loro e con i martiri di ogni epoca, con i perseguitati e i martiri della nostra epoca, con le tre sorelle saveriane martiri in Burundi, riprendiamo generosamente e con coraggio il nostro cammino come missionari, saveriani, consacrati. Credo davvero che in questo caso sia doveroso chiudere questa lettera con un vicendevole: Felicitazioni!”.







