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PERCHÉ TORNINO I VOLTI / INIZIARE BENE IL 2021

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È bello aprire il nuovo anno con l’antica benedizione del libro dei Numeri, fatta propria da S. Francesco d’Assisi. L’anno trascorso d’altra parte è stato davvero funesto e terribile per il mondo intero: la pandemia lo ha segnato di sofferenze e morte, costringendo miliardi di persone a interrompere il normale corso della loro esistenza. Distanziamenti fisici, fabbriche, uffici e scuole chiuse, ospedali al collasso: un anno da dimenticare, anche se non sarà facile, per i suoi effetti socio-economici e per i danni provocati nella psiche di molti e nelle relazioni interpersonali. Ecco allora a darci consolazione e speranza le parole di Nm 6,24-26: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”Chiediamo al Signore che abbia misericordia di noi e ci faccia grazia: la grazia della liberazione dal virus e dai tanti mali endemici che flagellano l’umanità, come la miseria, la fame, la guerra. Lo invochiamo perché rivolga il suo sguardo benigno verso di noi, suoi figli e figlie, che abbiamo temuto che si fosse girato da un’altra parte, abbandonandoci alla tentazione. Insomma gridiamo a Dio: torna a guardarci e donaci la pace, prima di tutto nel cuore, e la fiducia che tu ci ami e che c’è un futuro per noi. 

Un gesuita francese, liturgista e poeta, Didier Rimaud (1922-2003), era arrivato a scrivere: “Non essere più soltanto una parola, o Dio, diventa un volto per noi!”. La risposta a quel grido è giunta nel mistero del Natale: la parola si è fatta carne. Noi oggi portiamo maschere e Dio invece si è tolto ogni maschera, ha spazzato via le false immagini che ci facciamo di lui, come giudice vendicativo e sovrano severo e inflessibile, e si è mostrato a volto scoperto, in Gesù. Il volto di un Dio che non ci salva con un colpo di bacchetta magica, ma nel prodigio del farsi prossimo, assumendo la nostra condizione umana, e accompagnandoci nella condivisione che accetta il limite, i ritmi del tempo e la pazienza del crescere. Fissiamo dunque lo sguardo su questo volto umano di Dio, come i personaggi del presepe, tutti rivolti verso quel centro di luce: contempliamo in Gesù il volto della tenerezza e misericordia di chi ha perdonato tutti:  la peccatrice, il ladrone e persino i suoi persecutori; il volto della compassione e speranza di chi si è chinato sui malati e gli agonizzanti  per dare loro sollievo e assisterli; il volto della generosità e gratuità di chi ha spezzato il suo pane e la sua vita per rendere tutti gli umani fratelli.

Con la pace nel cuore, costruiamo allora la pace fra noi. Il messaggio di papa Francesco per la 54a Giornata Mondiale della Pace si radica proprio in questo mistero luminoso, e indica come via della pace il prenderci cura gli uni degli altri per costruire una società fondata su rapporti di fratellanza. È proprio perché Dio ha per noi un volto umano che ogni persona è un fratello o una sorella da amare e di cui sentirsi responsabili. Il papa propone quindi la cultura della cura, contro la cultura dell’indifferenza, dello scarto e scontro e indica una grammatica essenziale del prendersi cura che comprende la promozione della dignità e dei diritti della persona, la ricerca del bene comune e la solidarietà, la cura e salvaguardia del creato, la casa comune. Seguendo il percorso della cura reciproca, ci dice Francesco, costruiremo un mondo di pace e vinceremo anche il virus della pandemia, sconfiggendo quello del cuore indurito. Così torneranno finalmente i volti, ora nascosti e inespressivi, e potremo di nuovo incontrarci, sorriderci e abbracciarci.



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