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PAPA FRANCESCO E LA RIFORMA MISSIONARIA DELLA CHIESA CATTOLICA

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A distanza di anni dall’inizio del suo pontificato, pare abbastanza evidente come sia difficile rinvenire un preciso e studiato programma di riforma in Francesco. Non solo a motivo di una carenza, ma soprattutto per una visione della Chiesa, che implica una fiducia nell’agire sempre nuovo dello Spirito di Cristo, che coinvolge tutti i credenti rendendoli, pur in modo differenziato, corresponsabili della missione e che comporta, da ultimo, la soggettualità delle diverse Chiese locali.

Partendo da queste premesse è possibile intravvedere alcune “linee” o “principi” di riforma: sulla base di una visione della Chiesa che registra – questa è l’interpretazione che intendo offrire – non tanto una novità assoluta, quanto un momento nuovo di recezione del rinnovamento ecclesiologico propiziato dal Vaticano II.Si può perciò comprendere come tali linee o principi debbano essere inquadrati in una prospettiva ecclesiologica, già offerta dall’ultimo Concilio, per la quale la dimensione missionaria è considerata connaturale al suo esserci. Dopo un breve cenno, dunque, al fatto che per Francesco è decisiva la prospettiva di una Chiesa missionaria, vedremo come a partire da lì sia possibile dar ragione di alcune proposte di riforma che animano il suo magistero (per uno sviluppo più ampio del tema, cfr. R. Repole, Il sogno di una Chiesa evangelica. L’ecclesiologia di papa Francesco, LEV 2017; A. Cozzi-R. Repole-G. Piana, Papa Francesco quale teologia?, Cittadella 2016). Lo farò, mettendo in evidenza anche aspetti che chiedono un confronto critico, oltre che una riflessione ulteriore.

VANGELO DELLA MISERICORDIA 

Sulla scia della svolta conciliare, che mette in evidenza la dipendenza strutturale della Chiesa dal fuoriuscire libero e gratuito di Dio, anche Francesco evidenzia come la Chiesa debba se stessa al Vangelo e, specificamente, al Vangelo sintetizzabile nella misericordia divina, in cui si rivela l’identità di Dio, di cui i cristiani sono i primi beneficiari.

Proprio perché si tratta del Vangelo della misericordia, esso non è riducibile a un’idea ed edifica la Chiesa solo se raggiunge le persone all’interno delle loro diverse culture e nelle loro diversificate situazioni esistenziali. Che la Chiesa si lasci poi plasmare e informare dal Vangelo della misericordia, che la fa essere, è di capitale importanza affinché esso possa continuare a risuonare all’interno di questo mondo. Si tocca qui un aspetto fondamentale dell’ecclesiologia sottesa all’insegnamento di Francesco. Tale tratto potrebbe venire sinteticamente espresso nel modo seguente: solo una Chiesa realmente evangelica può consentire al Vangelo di continuare la sua strada nel mondo; la mediazione ecclesiale è indispensabile perché il Dio misericordioso apparso in Cristo possa raggiungere l’umanità di oggi.

CHIESA IN USCITA

Questa Chiesa, chiamata ad annunciare il Vangelo della misericordia di cui vive, è per Francesco il popolo di Dio, con tutto quanto ciò implica circa la pari dignità e corresponsabilità dei cristiani e la necessità di cogliere il sensus fidei (istinto della fede secondo papa Francesco) del popolo. Essa è poi Chiesa in uscita missionaria: per il popolo di Dio essere ed essere missionario sono indisgiungibili. La ragione più profonda per cui la Chiesa è chiamata ad uscire risiede nel fatto che essa è il frutto dell’iniziativa missionaria del Dio misericordioso, il quale è uscito per primo. Risulta particolarmente pregnante, in tal senso, quanto Francesco afferma agli inizi del primo capitolo di Evangelii gaudium: “La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr. 1Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva” (EG 24).

Il passo è particolarmente capace di richiamare due aspetti essenziali dell’insegnamento ecclesiologico di Francesco. Anzitutto, ad essere missionario non è un qualche soggetto ecclesiale, ma l’intera comunità, detta appunto “comunità evangelizzatrice”. È la Chiesa in quanto tale ad essere chiamata ad evangelizzare; e ciascun soggetto al suo interno. Quel che la Chiesa è poi chiamata ad annunciare è il Vangelo della misericordia che la fa essere, di cui vive e dal quale è costantemente evangelizzata. È un aspetto che conviene evidenziare, non solo per cogliere come vi sia un nesso nitido, nell’insegnamento di Francesco, tra il ricupero massiccio della misericordia divina e la Chiesa in uscita missionaria, ma anche per rilevare come l’evangelizzazione non possa risolversi in un mero annuncio verbale. Evangelizzazione e promozione umana se sono, infatti, distinte non possono venir viste come separate: l’impegno della Chiesa nel promuovere e far fiorire l’umano ha intimamente a che fare con un Vangelo, il cui centro è il Dio che ha cuore per le miserie dell’umanità, peccato incluso.

LINEE DI RIFORMA

Sono da collocarsi nell’orizzonte di quanto sin qui espresso e in questo quadro i principi di riforma della Chiesa rinvenibili nel magistero del papa. Infatti, per Francesco una riforma non è “un qualunque mutamento strutturale”. Essa è necessaria affinché la Chiesa, nello scorrere del tempo e nel mutare delle situazioni, rimanga sempre evangelica e trasparente al Dio misericordioso che la abita e la fa esistere; e permetta di far incontrare tutti con il Dio misericordioso comunicatosi in modo ultimo in Cristo e nel dono del suo Spirito (cfr. EG 24). Il papa lo esprime in maniera inequivocabile nel primo capitolo di EG (cfr. n. 27). Anche per questo, risulta forse impossibile e addirittura insensato delineare un quadro preciso delle riforme che si dovrebbero attuare.



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