NON POSSIAMO NON DIRCI ECUMENICI

Se gettiamo uno sguardo d’insieme sul movimento ecumenico, possiamo facilmente constatare che la strada percorsa, da Edimburgo 1910 (data tradizionale cui lo si fa risalire), è stata molta.
È giunto il momento di pensare a come scrivere una storia dell’ecumenismo, anzi: sarebbe ora di scrivere un manuale. L’ecumenismo è una storia ricca di scoperte, ma anche di errori. Per quanto riguarda le prime, è necessario trasmetterle alle nuove generazioni, e forse il titolo del libro che ricostruirà questo grande cammino potrebbe essere L’ecumenismo spiegato ai miei figli.
Naturalmente, un percorso di riconciliazione non è mai semplice: non basta nascere fratelli, né Chiese sorelle. Non nasconde nulla di tutto ciò il ricco volume Non possiamo non dirci ecumenici, il più recente contributo alla teologia del dialogo di Brunetto Salvarani, pubblicato sulla scia del precedente Il dialogo è finito? (2012), che conteneva un’analisi preoccupata, ma non disperata, della crisi del dialogo interreligioso.
Una crisi di crescita, piuttosto che una perdita delle sue ragioni nella società globale. In questo testo l’attenzione è concentrata sul movimento ecumenico, cercando di coniugare storia e presente, ragioni teologiche e motivazioni attuali di un rinnovato impegno per l’unità delle Chiese, rilanciato anche dal magistero di papa Francesco.
l libro può essere letto da prospettive diverse: quella di chi vuole comprendere le tappe di una storia di divisione (cap. 4: 1054: Scisma con l’Oriente o con l’Occidente?; cap. 5: L’irruzione di Lutero), che però non riguarda solo i cristiani, ma prima di tutto il complesso rapporto con la comunità ebraica (cap. 2: Il protoscisma, peccato originale); quella di chi vuole ripercorre le tappe fondamentali della storia del movimento ecumenico (cap. 1: L’ecumenismo, invenzione divina per la Chiesa del Novecento; cap. 3: Una storia poco fraterna; cap. 6: Il Vaticano II, l’inizio di un nuovo inizio); o quella di chi esige un aggiornato profilo della recente e difficile stagione dell’ecumenismo (cap. 7: La fine della stagione delle coccole; cap. 8: Montagne da scalare; Appendice 1: Un pianeta ecumenico?). Infine da quella di chi esige non solo una storia del passato più o meno ecumenico, ma anche un coraggioso sguardo verso il futuro (cap. 9: C’è futuro per l’ecumenismo?; cap. 10: Senza concludere. Camminare insieme, uniti nelle differenze...).
I diversi approcci possibili non impediscono, peraltro, una lettura sequenziale del testo, che consente al lettore un movimento oscillatorio fra passato e presente, senza cadere nell’accademia e senza banalizzare le grandi questioni teologiche in campo.
Il cap. 2 costituisce da solo una piccola monografia, che aiuta a situare la divisione fra i cristiani nella preistoria dello scisma da Israele, e che fa di questo cammino di riconciliazione il paradigma di ogni tentativo di (ri)costruire la comunione fra i cristiani; la proposta di una costituente ecumenica, che compare alla fine del testo, e che rappresenta una concreta possibilità di fare del movimento ecumenico una realtà realmente ecclesiale e non riservata ai pochi specialisti.
Il libro non costituisce, così, solamente un punto di arrivo della vicenda ecumenica, quanto piuttosto un testimone da afferrare perché la corsa verso la comunione nella diversità possa proseguire con passo deciso.
Ho sempre pensato che l’ecumenismo sia prima di tutto una questione di stile: è lo stile con cui io vivo la mia fede cristiana a fare la differenza, da un atteggiamento difensivo passo alla scoperta dell’esistenza dell’altro. La fede ecumenica ci pone domande, ma, ponendocele, ci costringe ad ascoltare l’altro.
Nel dialogo ecumenico c’è tanta fatica, ma anche tanta creatività: l’attenzione alla salvaguardia del creato, ad esempio, è un frutto indiscutibile del dialogo ecumenico. Questo volume mi conferma in questa convinzione, che va di pari passo con quella della necessità di colmare un gap comunicativo: molta gente non ha ben chiaro ciò che stiamo tentando di fare, quando cerchiamo di dialogare... di qui l’importanza e l’efficacia di Non possiamo non dirci ecumenici.







