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Per il mese di ottobre 2019 papa Francesco ha chiesto a tutta la Chiesa di “vivere un tempo straordinario di missionarietà” per commemorare il centenario della Lettera apostolica Maximum illud di Benedetto XV (30 novembre 1919). Si tratta, infatti, della prima enciclica missionaria del ‘900, che segna una svolta coraggiosa nell’insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica sulla missione ad gentes (ai non cristiani). È il testo programmatico dell’evangelizzazione del mondo extraeuropeo, che sancisce la fine delle cosiddette “missioni estere” e la nascita delle Chiese locali. È la magna charta dell’evangelizzazione della prima metà del ‘900, praticamente fino al Concilio Vaticano II (1962-1965). Lo affermano, in maniera diversa, sia il magistero universale della Chiesa, sia la storiografia ecclesiastica, in campo cattolico e in quello protestante. Secondo papa Giovanni XXIII, per esempio, che vi fa riferimento nell’enciclica Princeps pastorum, essa rappresenta un “nuovo e decisivo impulso all’azione missionaria della Chiesa”. Secondo papa Francesco, il centenario è un invito a rinnovare l’impegno missionario della Chiesa, riqualificandolo in senso evangelico, come profeticamente auspicato da Benedetto XV, che invitava i missionari a “superare ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica, ogni commistione dell’annuncio del Vangelo con le potenze coloniali, con i loro interessi economici e militari”. In altre parole, si tratta di convertire tutta la Chiesa alla sua originaria – evangelica – natura missionaria, per testimoniare con tutta se stessa a tutto il mondo il Vangelo di Gesù Cristo, che non ha nulla da spartire con l’appartenenza esclusivistica alla propria patria e alla propria etnia. “L’apertura della cultura e della comunità alla novità salvifica di Gesù Cristo – continua papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2019 – richiede il superamento di ogni indebita introversione etnica ed ecclesiale”. In effetti in quegli anni erano molti i missionari che salivano – senza molti scrupoli – sul treno dei nazionalismi e della superiorità culturale delle potenze coloniali.

“Anche oggi – insiste papa Francesco nel suo Messaggio – la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro Battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale” per offrire il dono del Vangelo “nel rispetto della libertà personale di ognuno, in dialogo con le culture e le religioni dei popoli a cui sono inviati”. È davvero provvidenziale la coincidenza con la celebrazione del Sinodo dei vescovi per la Regione Panamazzonica, che punta l’attenzione su una porzione di mondo unica, che concentra al proprio interno tutte le principali “crisi” planetarie: ambientale, economica, sociale e culturale, con le spinte all’omogeneizzazione di una straordinaria pluralità di tradizioni. Ebbene, questo Sinodo è un evento di enorme importanza non solo per la missione della Chiesa amazzonica, ma della Chiesa universale, chiamata a una rinnovata Pentecoste, capace di spalancare le sue porte affinché, come dichiara papa Francesco, “nessuna cultura rimanga chiusa in sé stessa e nessun popolo sia isolato […] nell’autoreferenzialità della propria appartenenza etnica e religiosa”. Il Mese Missionario Straordinario e il Sinodo Panamazzonico sono una grande opportunità anche per la Chiesa italiana, alla ricerca di una nuova presenza missionaria.



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