MAI PIÙ GENOCIDI / QUO VADIS, HUMANITAS?
Mai più! È il grido che si è alzato dopo l’Olocausto. Mai più genocidio, mai più crimini di guerra, mai più violenza indiscriminata contro i civili, mai più odio razziale. “Dopo il 7 ottobre 2023 e la strage infinita di Gaza possiamo ancora crederci?”, si chiede Anna Foa nel suo ultimo libro dal titolo appunto Mai più (2026), dove critica l’uso abusato del termine “antisemitismo” e la strumentalizzazione della memoria della Shoah, per esempio da parte dell’attuale governo israeliano che applica il “Mai più” solo agli ebrei. Alcuni sopravvissuti ebrei, invece, come il giurista polacco Raphael Lemkin, che aveva perso tutta la famiglia nei campi di sterminio, ritenevano che il “Mai più” non riguardasse solo gli ebrei, ma l’umanità intera, perché la distruzione di qualsiasi minoranza nazionale annienta non solo chi è colpito, ma la ricca pluralità umana sulla terra. Per questo Lemkin si prodigò per far approvare nel 1948 dalle Nazioni Unite una Convenzione per reprimere e bloccare ogni tentativo di distruzione di una minoranza nazionale. Entrata in vigore nel 1951, la Convenzione doveva prevenire e punire ogni nuova forma di antisemitismo e ogni nuovo meccanismo genocidario che potesse minacciare la comunità internazionale. Quanto era accaduto agli ebrei non doveva più ripetersi, per gli ebrei e per qualsiasi altro popolo della terra. Purtroppo la Convenzione dell’Onu non è riuscita a modificare il corso della storia, perché dal 1948 ad oggi si sono susseguiti più di 55 genocidi con 70 milioni di vittime, secondo il Genocide Watch. Spesso è il potere di veto delle superpotenze che blocca l’applicazione della Convenzione, come nel caso del Ruanda, con il mancato intervento dei militari dell’Onu che avrebbero potuto impedire il genocidio del 1994, e dei bosniaci musulmani a Srebrenica nel 1995. Per questo ci chiediamo, perplessi, dove sta andando la nostra umanità: Quo vadis, humanitas? La strage infinita di Gaza denuncia nuovi genocidi, nuovi crimini di guerra, nuova violenza indiscriminata contro i civili, nuovo odio razziale. Dobbiamo fare di tutto perché, come scriveva don Giuseppe Dossetti nell’Introduzione a Le querce di Montesole (1986) di Luciano Gherardi, Auschwitz rimanga un avvertimento universale e non un precedente per nuovi genocidi. Infatti, continua Dossetti, ad Auschwitz “il progresso tecnologico, la pianificazione politica, gli odierni sistemi burocratici e l’assoluta mancanza di vincoli morali tradizionali si sono combinati per rendere la distruzione umana di massa una possibilità sempre presente”. Un monito rivolto a tutta l’umanità, ma in particolare ai cristiani e alle diverse Chiese sulle quali pesava, soprattutto in Europa, una responsabilità evidente, di omissione e silenzio, rispetto al corso della storia. Per scongiurare nuovi genocidi, come quello in corso a Gaza, dove ormai siamo, d’accordo con Raniero La Valle, ad una destituzione dall’umano, occorre presidiarne la soglia, “oltre la quale l’umano non è più umano” (Newsletter 24, da “Prima Loro”, 10 luglio 2025). “È questa la prova estrema – continua La Valle – di fronte a cui si trovano oggi il glorioso Occidente, le cosiddette autocrazie, i paesi arabi, l’Europa che riarma. Ma nessuno corre a presidiare questa soglia, forse nessuno di questi lo può fare…”. Lo stanno facendo, sotto le macerie di Gaza e nella Cisgiordania occupata dai coloni israeliani, le comunità cristiane di Kairos Palestina (cfr. 2° Documento, del 14 novembre 2025) che continuano a credere nella possibilità dell’incontro in tempo di genocidio, nonostante tanto impoverimento umano.







