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La teologia del “compimento” e il “di più” cristiano

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  • TARCISIO ALESSANDRINI, Roma

Caro p. Menin, ottimo il numero di agosto-settembre 2009 su “Esperienze di dialogo interreligioso”. Argomento attualissimo. Gli interventi di mons. Michael Fitzgerald aprono orizzonti a largo respiro per una convivenza pacifica tra le religioni. Così pure gli interventi di Maria De Giorgi, sempre molto interessanti e stimolanti. Sulla teoria del “compimento” (p. 23), bisognerebbe approfondire lo status di ogni individuo e/o collettività. Ognuno di noi è nato in un contesto religioso-culturale.

Perché noi cattolici siamo portati a ritenere che tutte le persone, pur apparse storicamente in differenti contesti, sono avviate comunque, anche a loro insaputa, verso Cristo come loro “compimento”?

A questo interrogativo (in un convegno commemorativo del biblista G. Barbaglio), il teologo Claude Geffré rispose che “noi cattolici dobbiamo stare attenti a non essere troppo arroganti nell’accaparrarci l’esclusiva della salvezza…”. Questa esclusiva la pretendono anche il buddhismo, l’islam, ecc., i quali dicono rispettivamente che “tutti hanno la natura buddhica”, “tutto il cosmo è musulmano” e così via.

Tutti vogliono accaparrarsi l’esclusiva. A mio avviso, occorre umiltà per una rivisitazione delle varie impostazioni dottrinali al fine di lavorare insieme per la pace.

In merito alla “obiezione al dialogo” riportata a p. 43 da Giacomo Canobbio, vorrei chiedere al teologo se davvero pensa che i “pagani” salutino soltanto quelli che li salutano, che non siano capaci di “amare” anche quelli che non li amano. Dalla mia esperienza più che ventennale in Giappone ho imparato molto dai comportamenti cortesi, con premure squisite verso il prossimo senza alcuna distinzione. Molti pensano di “aver ricevuto un di più”.

Si è liberi di pensarlo, ma attenzione a non sentirsi “superiori” o “migliori” perché ciò preclude il dialogo alzando muri divisori.


“Dopo Rosarno”

  • PAOLO NASO Roma

Vi scrivo a titolo personale per comunicarvi che il mio servizio televisivo “Dopo Rosarno” all’interno della puntata di Protestantesimo (RAIDUE) di domenica 21 febbraio (repliche il 22 ed il 1 marzo), non è andata in onda. La ragione è che l’ufficio legale della RAI lo ha valutato in contrasto con la normativa vigente nel corso della campagna elettorale. In particolare una norma ammonisce le rubriche non giornalistiche - Protestantesimo è rubrica religiosa - a non affrontare temi collegati o collegabili alla campagna elettorale.

Pertanto il mio servizio - a quanto mi dicono decisamente apprezzato per qualità giornalistica e capacità d’inchiesta da parte della stessa direzione di rete - non è andato in onda perché affrontava un tema “politico”. Precisazioni di rito: nel programma non appariva alcun politico né alcun candidato ad alcuna carica; non esprimevo giudizi politici né su temi locali né nazionali. Semplicemente facevo parlare alcune persone e mostravo alcune immagini della realtà di Rosarno di oggi.

Ad esempio quelle delle ruspe della protezione civile che “bonificavano” - ed ancora una volta le parole sono pietre - l’area dell’ex Opera Sila dove negli ultimi anni si sono concentrati migliaia di immigrati. […]

Il documentario proponeva anche le considerazioni tecniche di una sindacalista e di un economista - Tonino Perna - i quali descrivevano il sistema di sfruttamento della manodopera immigrata: 20-25 euro al giorno al meglio, senza contributi né assicurazioni. Un sistema - spiegava Perna - che si potrebbe trasformare, come ad esempio è accaduto nella vicina Riace, costruendo cooperative di consumo, accorciando la filiera dei passaggi di intermediazione, migliorando il prodotto ed aprendo nuovi mercati.

Un’altra Rosarno, insomma, è possibile. E “dopo Rosarno” non c’è solo violenza e disperazione ma anche un impegno e una speranza. Lo spiegava con parole teologicamente molto intense il pastore Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. E proprio per questo il 17 febbraio, ricordando le libertà civili concesse da Carlo Alberto ai valdesi, gli evangelici italiani hanno riflettuto anche di Rosarno, di quello che è successo e del futuro che si può provare a costruire. Non so che cosa questo c’entri con le imminenti elezioni.

Di Rosarno - ormai metafora di un’Italia incapace di gestire le immigrazioni - nessuno vuole parlare. So che la rubrica cattolica “A sua immagine”, solo qualche giorno fa era incappata nella stessa norma ma alla fine, grazie a un intervento del Quirinale, il servizio era andato in onda ugualmente.

Protestantesimo” ovviamente non ha analoghi sostegni istituzionali. […] Nell’Italia di oggi anche pochi minuti di una rubrica religiosa nascosta nelle pieghe più remote del palinsesto televisivo desta sospetti e si espone alle censure di chi controlla culturalmente e politicamente il sistema della comunicazione. Questa è l’Italia di oggi.

Ed allora meglio guardare Sanremo ed abbandonarsi alle nostalgie patriottico nazionalistiche di Emanuele Filiberto. Da poco è ricominciata l’Isola dei famosi. Allegria! avrebbe detto il grande Mike.

Un caro saluto.



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