IL PIANO DELLE POSTE PENALIZZA LE RIVISTE MISSIONARIE
IL PIANO DELLE POSTE PENALIZZA LE RIVISTE MISSIONARIE
- COMUNICATO STAMPA DELLA FESMI
- (Federazione della Stampa Missionaria Italiana)
- 11 maggio 2015
In sintonia con la posizione assunta dalla Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), la Federazione della stampa missionaria italiana (Fesmi), che comprende oltre 20 riviste, esprime totale contrarietà al piano strategico di Poste italiane e all’ipotesi di riorganizzazione contenuta nella “Consultazione pubblica sull’attuazione di un modello di recapito a giorni alterni degli invii postali rientranti nel servizio universale”. L’ipotizzata chiusura di 455 uffici postali e la consegna a giorni alterni per oltre 5 mila centri andrebbe a peggiorare il sistema di distribuzione segnato da cronici ritardi e “significherebbe la morte quasi certa dei giornali quotidiani e settimanali che basano il loro rapporto con gli abbonati sulla puntualità del recapito domiciliare”, denuncia la Fisc. Il proposto piano di ristrutturazione delle Poste italiane penalizzerebbe anche la Fesmi che dipende dal servizio postale per la diffusione dei suoi mensili.
Da anni la Federazione della stampa missionaria italiana lamenta ritardi nella consegna che si verificano in particolare durante il periodo natalizio ma si protraggono durante il corso dell’anno. Questi ritardi scoraggiano i nostri lettori dal rinnovare l’abbonamento alla rivista nonostante la puntualità con la quale i responsabili della direzione delle testate si impegnano a far pervenire le riviste all’ufficio postale locale per la distribuzione. Su richiesta dei nostri abbonati – che spesso ricevono solo dopo settimane la rivista e se ne lamentano – i responsabili delle testate missionarie della Fesmi hanno più volte fatto presente il problema alla direzione degli uffici postali locali e chiesto di rettificare la situazione.
A seguito delle rimostranze, si sono registrati miglioramenti nel servizio di recapito. Ma non è durato molto. Con l’andare del tempo si è tornati al vecchio modus operandi di un ritardo cronico nella consegna. Per questo come Fesmi reiteriamo nel modo più energico la nostra opposizione alla proposta del piano strategico e della riorganizzazione delle Poste italiane che va ad aggravare il problema della già carente distribuzione postale e rischia di pregiudicare il futuro delle nostre riviste che faticano a sopravvivere nel contesto della crisi economica che da anni colpisce l’Italia.
I direttori delle seguenti riviste aderenti alla Fesmi:
Africa | Andare alle genti | CEM Mondialità | ComboniFem | Missionari Saveriani | Missione Oggi | Missioni Consolata | Missioni OMI | Nigrizia | Notizie SMA | Piccolo Missionario | Popoli e Missione
SARAJEVO E NOI
- D. RENATO SACCO (drenato@tin.it)
- Coordinatore nazionale di Pax Christi
- 4-5 giugno 2015
Papa Francesco va a Sarajevo. Si accavallano nella mente tanti ricordi, da quel dicembre 1992 fino ad oggi. Persone, volti, nomi, storie, drammi, bombardamenti, croci, cimiteri…
Tante cose brutte, ma anche tante belle! Cominciamo con le brutte che mi portano a pensare all’Italia di oggi. Come è stato possibile una guerra così fratricida? La pulizia etnica? Un amico di Sarajevo, anni fa, mi disse: “Preoccupatevi di quello che sta succedendo anche nel vostro paese”. E infatti oggi in Italia si respira un’aria razzista. Da pulizia etnica? Non so. Certo è che si fanno le campagne elettorali criminalizzando, ad es., i Rom. La violenza verbale, e a volte non solo, nei confronti di profughi, stranieri ecc. è sotto gli occhi di tutti. Almeno di chi vuol vedere.
E l’uso del termine “clandestino” è già di per sé violenza! Anche in Bosnia la guerra è iniziata criminalizzando qualcun altro: serbo, croato, bosniaco… E i giornali e Tv hanno avuto un ruolo fondamentale nel soffiare sul fuoco per indicare di quali reati fosse colpevole “il nemico”.
[…] E le cose belle? […] Sicuramente in quegli anni di guerra tante persone, rimaste anonime, non hanno scelto l’odio, gli stupri etnici, l’uccidere, ma la condivisione, l’accoglienza, il portare, ad. es., acqua e pane al vicino di casa e mille altre cose. Di queste persone la cronaca non si è occupata. Eppure la vita, la speranza non è morta e non muore proprio grazie a loro.
Penso alle donne di Srebrenica, ieri e oggi. Alle tante donne che, anche in Italia, si battono anima e corpo per non farsi travolgere da una mentalità razzista, escludente, guerrafondaia, corrotta e violenta. E penso alle infinite iniziative di solidarietà con la Bosnia partite proprio dall’Italia. Forse non hanno fatto notizia, ma hanno segnato la vita di tante persone, giovani soprattutto. Penso a Sarajevo e non posso dimenticare un gran numero di donne e uomini, di nomi, di volti incontrati fin dal dicembre ’92, durante l’assedio. Persone splendide, coraggiose e pacifiche! A loro devo un grazie grande e sincero! Penso anche a chi è stato ucciso. Oltre alle migliaia di persone bosniache, croate, serbe, agli amici italiani: Guido, Fabio, Sergio, Marco, Gabriele Moreno… […]
Ma soprattutto penso alla marcia promossa dai Beati Costruttori di pace, nel dicembre ’92, a nove mesi dall’inizio dell’assedio di Sarajevo, con 500 persone tra cui anche don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta e Presidente di Pax Christi. Siamo entrati a Sarajevo di notte, con 10 pullman. E la mattina del 12 dicembre, don Tonino improvvisò un discorso che ancora oggi tocca ognuno in profondità, anche per la grande vicinanza a quanto va dicendo papa Francesco. […]







