IL MOVIMENTO ZAPATISTA DA DIECI ANNI IN MARCIA
Il movimento zapatista ha compiuto dieci anni e ha contribuito a stimolare un rinnovamento del pensiero impegnato a favore del cambiamento sociale.
É stato chiamato il “silenzio delle chiocciole”.
Il 1° gennaio 1994 il mondo fu sorpreso davanti alla dichiarazione di una guerra inaspettata. Nel Chiapas, uno stato nel sud del Messico, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln) faceva irruzione nell’arena militare e politica nello stesso momento in cui l’Accordo di Libero Commercio del Nord America (Nafta) entrava in vigore. I leader del Messico speravano che questo accordo sarebbe stato accolto dalla popolazione senza alcuna resistenza. I loro discorsi trionfalistici, dei quali erano fieri, avevano mancato l’obbiettivo. La loro fiducia nella possibilità per il Messico di diventare membro del primo mondo e la loro capacità di convincerne la popolazione, in maggioranza povera, erano state messe a dura prova. Per molti altri, l’irruzione dell’esercito zapatista aveva acceso una candela nel mezzo delle tenebre. Un cambiamento di coscienza prendeva forma; la resistenza di un popolo, gli indigeni, gli esclusi fra gli esclusi dell’America, si manifestava davanti a tutti.
Altre resistenze emergevano pian piano su tutto il continente e nel mondo. La solidarietà significava far fronte alla stessa lotta dappertutto, piuttosto che semplicemente sostenere la lotta di un altro. Il movimento intanto creava forme nuove di visibilità e di aggregazione, per esempio: lunghi viaggi a piedi per ottenere la comprensione e il sostegno per le lotte dei popoli. Lo slogan era “camminare domandando”, un metodo radicalmente antidogmatico, lontano dall’autoritarismo e dalla burocratizzazione.
Il movimento sociale mondiale d’opposizione alle politiche neoliberali deve molto al movimento zapatista. In effetti, il grido: “Per noi, niente; per tutti, tutto“, i primi incontri mondiali di resistenza al neoliberalismo e per l’umanità, tenutisi nel Chiapas dopo questo 1° gennaio, dovevano condurre ad altre manifestazioni contro il modello economico sostenuto dalle grandi istituzioni economiche internazionali.
Le rivendicazioni della propria identità indigena e la domanda dei diritti acquisiti con grande sforzo dagli zapatisti hanno incoraggiato altri popoli autoctoni delle Americhe a continuare la lotta per i loro diritti e il riconoscimento della loro diversità culturale. La determinazione degli zapatisti ha dato uno slancio ai centri di resistenza nel mondo intero. Secondo alcuni analisti, ha permesso in qualche maniera la convergenza sociale espressa a Seattle nel 1999 e ha favorito gli incontri internazionali che portarono al 1° Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre nel 2000.
Dieci anni dopo il sollevamento storico degli zapatisti, la resistenza rimane viva nel Chiapas e nel mondo. I contadini nordamericani rivendicano sempre dei prezzi giusti per i loro prodotti e gli indigeni il rispetto dei loro diritti ancestrali. Le politiche neoliberali sono sempre applicate, ma grazie agli zapatisti e più tardi agli “altermondialisti”, esse sono ancor di più contestate. I dominanti hanno l’egemonia dei soldi, ma non l’egemonia del diritto e della giustizia.
La pace, la libertà e l’autodeterminazione sono sempre più al centro delle lotte per un mondo solidale. Dobbiamo imparare dal passato e, come l’ha detto il sottocomandante Marcos, “quando la terra trema, è perché un popolo si è messo in marcia”.







