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La lettera del sergente maggiore in pensione Stan Goff è stata pubblicata dal sito vvww.counterpunch.com. Pubblichiamo solo alcuni estratti.

Stimati membri delle Forze Armate in Iraq, sono un veterano dell'esercito in pensione, e mio figlio è con voi, paracadutista come sono stato io. Nel 1970 mi assegnarono alla 173esima brigata aerotrasportata allora nel nord del Vietnam.

In quella guerra noi dovevamo “tenere botta in Vietnam” e credevamo che la nostra era una missione per salvare i vietnamiti buoni dai vietnamiti cattivi, e per evitare che i cattivi sbarcassero sulla costa della California.

Tenemmo botta fino a che 58.000 statunitensi morirono e 3.000.000 di asiatici furono uccisi.

Quando ho cominciato a sentir parlare di armi di distruzione di massa che minacciavano gli Usa dall'Iraq, un paese sfinito, con alle sue spalle la guerra con l’Iran e dodici anni di sanzioni, mi sono domandato come poteva qualcuno credere che questo paese strangolato potesse rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti.

Quel che a te non hanno detto è che tra il 1991 e il 2003 più di un milione di iracheni sono morti di denutrizione, mancanza di cure mediche e cattive condizioni sanitarie. Più di mezzo milione di quelli che sono morti erano i più deboli: i bambini.

SONO CAMBIATO IN VIETNAM

In Vietnam noi combattevamo per sopravvivere, e loro cercavano di espellere un invasore che violava la loro dignità, distruggeva le loro proprietà e uccideva i loro innocenti. Io sono cambiato là, in Vietnam, e non sono stati cambiamenti piacevoli. Cominciai a sentirmi spinto verso qualcosa che aveva bisogno del dolore di un'altra persona. Imparai come mimetizzarmi in quel gruppo intoccabile di persone matte che desideravano la sensazione di onnipotenza che dà appiccare il fuoco alla casa di qualcuno per puro gusto, o uccidere senza pensarci due volte.

Dovevamo disumanizzare le nostre vittime per poter fare quel che facevamo. Molto profondamente, dentro noi stessi, sapevamo che era male quel che facevamo. Ci convincemmo che dovevamo ucciderli per sopravvivere, però qualcosa dentro di noi ci diceva che se fossero rimasti esseri umani, non avremmo potuto incendiare le loro case e granai, uccidere i loro animali e a volte anche assassinarli.

IL MIO MESSAGGIO PER TE

È quel che tu potresti non capire se non quando sarà troppo tardi. Quando privi della sua umanità un altro, uccidi la tua propria umanità.

Farai quel che dovrai fare per sopravvivere, mentre noi faremo quel che dobbiamo fare per mettere fine a tutto questo. Però non cedere la tua umanità per metterti alla prova né per ottenere uno schizzo di adrenalina. Né perché qualche disgraziato politico militarista di carriera acquisisca meriti, grazie a te. Il sistema ti dice che sei una specie di eroe d'azione, ma ti usa come pistolero, ti vede come un bene usabile. Taglieranno i tuoi benefici, negheranno le tue malattie e ferite e nasconderanno al pubblico i morti e feriti. Lo stanno già facendo. A loro non interessa. Dovrai farlo tu.

Sia tu che loro siete vittime dei maledetti ricconi che danno gli ordini. Sono ladri perché prendono e non danno nulla.

Non posso dirti di disubbidire. Posso dirti che non avrai mai l'obbligo di odiare gli iracheni e non sarai mai obbligato a permettere che ti spoglino delle tue ultime capacità di vedere e dire la verità a te stesso e al mondo. Torna a casa sano e salvo. Le persone che ti amano e che ti hanno amato tutta la vita ti aspettano e vogliamo che tomi e sia capace di guardarci in faccia. Non gettare la tua anima nella polvere come un altro cadavere. Aggrappati alla tua umanità.

STAN GOFF - Usa.



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