Il mondo visto dal “buco” di Sarh
Il Ciad:
sembra per nulla diverso dagli altri paesi del Sahel, con le difficoltà degli anni di siccità quando per bere e mangiare occorre fare quotidianamente i salti mortali. Ma noi abbiamo acquisito dalla nostra storia la triste reputazione di essere il paese dei mercenari, sempre pronto a fornire combattenti all’esercito coloniale francese. Una cattiva fama che si è mantenuta fino a oggi. La scoperta del petrolio avrebbe potuto farci recuperare il ritardo nello sviluppo economico, ma la preoccupazione della sicurezza militare ha dominato su tutto il resto. Nell’ultimo decennio abbiamo avviato un cammino di sviluppo attraverso la realizzazione di alcune infrastrutture che promettono bene per il futuro, se il dilettantismo e la corruzione non comprometteranno l’attuale impegno del governo.
L’Africa:
sembra essere un continente maledetto che rifiuta i suoi figli, facendoli vagare sulle strade tra soldati barbari e drogati, che non sanno nemmeno perché hanno preso le armi, che saccheggiano, violentano e uccidono. Nonostante ciò, Dio l’ama e l’ha dotata di molte ricchezze di cui abbondano le sue terre e il sottosuolo.
Lungo tutta la sua storia essa ha sollecitato la cupidigia degli altri continenti e le sue ricchezze sono state all’origine dei suoi mali e dei diversi saccheggi delle sue molteplici risorse.
L’Europa:
per molti giovani africani, che non vedono altri orizzonti oltre l’altra costa del Mediterraneo, appare come l’Eldorado. Vedendo qualche campione del calcio o vedette della canzone che hanno avuto successo, pensano che potranno facilmente guadagnarsi da vivere senza badare a che lavoro potranno fare. Ma ciò che molti ignorano è che la cultura europea non si basa più sui valori cristiani. L’europeo, chiamato qui “nasara” (intendendo discepolo del “nazareno”), non è più cristiano come si suppone. Il peggio è che non si comprende che i paesi non sono ospitali non solo perché è difficile ottenere il visto per entrare.
L’Europa è diventata una destinazione piena di rischi.
Coloro che sono spinti, dalla disperazione o dalla ricerca di una vita migliore, a fare economie per diversi anni o a indebitarsi per tentare la traversata del Mediterraneo... vanno diritti al suicidio.
Il mondo,
anche se organizzato nel sistema delle Nazioni Unite, assomiglia a uno stadio polivalente dove tutti gli sport sono organizzati contemporaneamente. Certi giocano senza regole, altri praticano la stessa disciplina con regole differenti; gli arbitri, se ve ne sono, non tengono conto dei falli dei grandi, ma sanzionano duramente i piccoli che pretendono di giocare come i grandi. Solo i grandi possono produrre a volontà gas serra, sviluppare l’energia nucleare, possedere l’atomica, fissare il prezzo delle materie prime estratte nei paesi dei piccoli, decidere di ridurre loro il tasso di natalità e di imporgli governanti impopolari...
La Chiesa,
vista per lungo tempo come un’organizzazione straniera, ha mantenuto a lungo l’appellativo di “missione cattolica”, ma dopo il primo Sinodo africano, il nome che si è dato, “Chiesa-famiglia di Dio”, è molto appropriato. Da noi si dice che il nome influisce sulla persona che lo porta e ne determina il carattere. Questo nome ci permette di superare tutte le differenze artificiali della cultura o della ricchezza, spesso fonti di conflitto nel passato, e di trasformarle in risorse complementari per costruire una fraternità nuova e universale attorno a Cristo, considerato come nostro “fratello maggiore”.
Siamo molto contenti che la prima preoccupazione di papa Francesco sia di partire dalla famiglia come fondamento della società e della Chiesa al fine di restaurare l’umanità beffata dalle distorsioni e dai gravi attentati che la cultura occidentale infligge alla famiglia. Non smetto di raccontare la bella esperienza che ho vissuto durante il mio recente soggiorno a Roma, ospite a Santa Marta: una vita di famiglia con il Papa, sotto lo stesso tetto e condividendo la Tavola eucaristica e l’altra tavola nella stessa sala da pranzo. Il modo di intendere, apparentemente naïf, del nostro ambiente socio-ecclesiale ci permette di comprendere meglio e di vivere la beatitudine degli umili: “Beati i poveri in spirito...”.
Lasciamoci commuovere, in questo tempo di Natale, davanti a ogni rappresentazione della sacra famiglia di Nazaret. Lasciamoci invadere da questa gioia prima di augurare agli altri: Buon Natale!
Sarh (Ciad), 22 novembre 2013.







