I VESCOVI DEL CONGO - DALLA DIREZIONE POLITICA DEI MAI-MAI
I due documenti hanno una provenienza molto diversa, ma le denuncie sono uguali, di estrema drammaticità su quanto sta avvenendo nella Repubblica democratica del Congo.
I VESCOVI DEL CONGO: NO A QUALSIASI FORMA DI COLONIZZAZIONE
I 39 vescovi del Congo presenti alla 34ª assemblea plenaria della loro Conferenza nazionale hanno inviato un allarmato messaggio ai loro fedeli e “a tutti gli uomini di buona volontà”. Riportiamo i brani che più ci riguardano.
…Alla comunità internazionale, ai paesi che influenzano gli avvenimenti nel nostro paese e ai gruppi di interesse che cercano di accaparrarsi le ricchezze del nostro paese, noi ricordiamo la ferma e unanime volontà di tutto il nostro popolo a mantenere unito il proprio paese. Noi diciamo ancora una volta: no alla balcanizzazione del Congo, no a qualsiasi forma di colonizzazione…
Da due anni il nostro paese è diviso da una guerra d’aggressione e d’occupazione. Nei territori occupati, le armate di aggressione e di occupazione provenienti da Rwanda, Burundi e Uganda fanno da padrone. Nel territorio sotto controllo governativo la popolazione lamenta i soprusi da parte di soldati incontrollati e indisciplinati. Altrove ci sono milizie che uccidono e saccheggiano le popolazioni.
Le tensioni etniche sono esacerbate e arrivano a sfociare in orribili massacri. Il paese dà l’impressione di essere diventato una terra senza padrone dove gli stranieri vanno e vengono, fanno tutto quello che vogliono e come vogliono. È il regno della confusione e dell’anarchia. Che umiliazione assistere impotenti allo spettacolo di morte e di rovina fra la popolazione civile del Congo! Uno spettacolo orchestrato da due eserciti stranieri, giunti fin nel cuore del nostro paese, a Kisangani, a più di 1˙000 Km dai loro confini…
Constatiamo che, dentro e fuori del nostro paese, c’è gente che cerca di conservare o di prendere il potere attraverso la forza. Questi preferiscono la divisione e fanno di tutto perché non ci sia dialogo tra i congolesi. Il fatto che la fine della guerra tardi a realizzarsi, a loro fa molto comodo. Come pure fa comodo a quelli che si arricchiscono in modo scandaloso e vogliono impadronirsi con poca spesa delle risorse della nostra terra. Questi si augurano che la guerra non abbia mai fine…
Kinshasa, 15 luglio 2000.
UNA DENUNCIA DALLA DIREZIONE POLITICA DEI MAI-MAI
Indirettamente, riceviamo da Kigoma (Tanzania) questo comunicato, contenente informazioni sul massacro di Lusenda e Lulinda nel territorio di Fizi, Kivu (RdC) compiuta dalle forze di occupazione della parte Est del Congo.
Nella risoluzione 1304 adottata il 16 giugno 2000 dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, si impone all’Uganda e al Rwanda, che hanno attentato alla sovranità e integrità territoriale della Repubblica Democratica del Congo, di incominciare il ritiro di tutte le loro forze, in conformità al calendario previsto negli accordi di Lusaka e nel piano di sgombero di Kampala dell’8 aprile 2000.
Al paragrafo 14, la risoluzione del Consiglio di sicurezza ritiene che i governi ugandese e rwandese debbano risarcire le perdite in vite umane e in danni materiali inflitte alla popolazione civile di Kisangani. Noi riteniamo che il risarcimento debba riguardare tutte le zone interessate dall’occupazione dagli inizi dell’aggressione da parte di Rwanda-Burundi-Uganda.
Il Croe (Consiglio regionale per la lotta contro l’occupazione straniera) denuncia che gli aggressori rwandesi e burundesi, in complicità con i loro fratelli Banyamulenge, hanno perpetrato un altro massacro nelle località di Lusenda e Lulinda, tra Mboko e Baraka, il 2 luglio scorso. Le persone uccise sono 128, numerosi altri sono fuggiti e sono ora sfollati o rifugiati.
In seguito ad un’indagine sul luogo, ecco la lista delle famiglie massacrate: famiglia Tretto Selemani; famiglia Kasisa Lutengya; famiglia Amissi Ete; famiglia Yushinda; famiglia Iyango; famiglia Kinani; famiglia Efrahim; famiglia Faustin Assa; famiglia Keles wa Atako; famiglia Byamungu (Lusenda); famiglia Ali Walokeba; famiglia Mbeketi (Lusenda); famiglia Michel Akombe.
La Croe chiede all’Onu di avviare un’inchiesta per la ricostruzione dei fatti e portare in tribunale i responsabili di tutti i massacri perpetrati in territorio congolese in questi anni.
Bukavu, 20 luglio 2000.
- Per il Croe: Emmanuel Mbaswa, portavoce della direzione politica dell’esercito Mai-Mai.







