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CONTENTISSIMO D’ESSERE IN CINA / LA VITA DI FAUSTINO TISSOT, VESCOVO DI ZHENG ZHOU

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La vita di un missionario saveriano tramite le sue lettere a superiori e confratelli durante gli anni di missione in Cina nella prima metà del Novecento. Dalla guerra civile alla prigione, dal brigantaggio all’avvento della repubblica e del comunismo, Tissot visse tempi drammatici, mantenendo una fiducia granitica nella Provvidenza

La vita di mons. Faustino Tissot, nelle sue diverse fasi, fu ricca e complessa. Così anche la sua personalità. Gabriele Ferrari, anche lui trentino, missionario, “incappato” nell’Istituto Saveriano (del quale fu superiore generale dal 1977 al 1989), la racconta in modo piano, senza cedere a tentazioni letterarie, ponendo l’accento – come dimostra il titolo – sui tempi che Tissot trascorse in Cina. 

Si tratta di una Cina diversa da quella che oggi sentiamo raccontare. Non era ancora la seconda potenza mondiale: era un paese in pieno travaglio nel passaggio dall’antica civiltà d’ispirazione confuciana – nella quale si era chiusa a ogni cambiamento e rapporto con il resto del mondo – a una modernità che le correva incontro con violenza ideologica, culturale e… militare. Tissot fu in Cina alla fine del periodo che K.S. Latourette, nella sua monumentale opera A History of Christian Missions in China (New York 1929), chiama il “grande secolo missionario” (1842-1949). Vi si impegnò con tutto il suo ardore apostolico, ma proprio mentre il sogno di evangelizzare l’Impero di Mezzo stava svanendo.

L’Autore trova nell’archivio generale dell’Istituto un centinaio di lettere di Tissot, molte scritte dalla Cina. È quindi dalla sua stessa penna che impariamo “la sua Cina”. Vi arriva il 14 agosto 1926. Ha 25 anni ed è appena stato ordinato prete. Si trova in mezzo a una complicata guerra civile, della quale approfittano bande armate (i briganti!) che da anni spadroneggiano nelle zone di montagna e ogni tanto prendono in ostaggio i missionari stranieri (quindi ricchi!), finché il vescovo o i confratelli non li riscattano. 

Nel ‘33, quando ormai integrato, si sente “felicissimo d’essere in Cina”, viene richiamato in Italia. La Direzione generale dell’Istituto ha bisogno di un maestro dei novizi, un incarico delicato nelle congregazioni religiose, di solito riservato a persone di una certa età e provata spiritualità. Per lui è una “promozione” dolorosa. Resterà in Italia fino al ‘46, passando da maestro dei novizi a sostituto del superiore generale e a superiore generale, per due anni (1944-1946). 

Poi la tegola più pesante della sua vita. Verso la fine della guerra sino-giapponese (1937-1945) muore di fatiche e stenti mons. Luigi Calza, vicario apostolico di Zheng Zhou (27 ottobre 1944). La Santa Sede chiede ai Saveriani di provvedere alla successione e la scelta cade su Tissot, nonostante faccia di tutto “per scongiurare il pericolo… fino ad apparire indisciplinato”. Prende possesso il 7 dicembre 1947, quando è già cominciata la “lunga marcia” del Partito comunista, guidata da Mao Zedong, verso la conquista di tutta la Cina. La città di Zheng Zhou cade nell’ottobre del ‘48 e subito cominciano le persecuzioni contro tutto ciò che sa di Occidente e soprattutto di religione e cristianesimo. 

Tissot ha pochi mesi di libertà d’azione, poi è costretto all’inazione e a subire, come tutti i confratelli, accuse e violenze senza fine. Cinque anni dopo, nel ‘53, sarà imprigionato, sommariamente giudicato, quindi espulso. 

La croce di Tissot giunge così al culmine del suo calvario, dove resterà per tutta la vita: vivrà ancora 38 anni ma, nonostante la sua tempra di montanaro, non si riprenderà mai del tutto. Vive prima a Roma, dove partecipa al Concilio e svolge preziosi incarichi; quindi a Parma, dove è di edificazione a tutti i confratelli, giovani e anziani, che lo incontrano. 

Sulle orme di quello che è avvenuto a Tissot e avviene a tanti altri missionari dobbiamo cercare di capire la vita dei martiri sopravvissuti al martirioCome esprimono nel silenzio la totale offerta di se stessi a Dio? E come trasformano in testimonianza le sofferenze che hanno nella memoria? La bella biografia offertaci da Ferrari ci aiuterà anche a rispondere a queste domande. 

Felice coincidenza, mentre ultimavo questa breve recensione, ho appreso della consacrazione (25 gennaio 2024) del nuovo vescovo di Zheng Zhou: p. Taddeo Wang Yue Sheng. Una notizia attesa da oltre quarant’anni. Infatti, dalla ripresa della vita ecclesiastica, alla fine degli anni ‘70, la diocesi non aveva vescovi, ma amministratori. La sede era vacante dal ritiro, nel 1983, di mons. Tissot, secondo vescovo dopo mons. Calza. L’elezione di p. Taddeo Wang è avvenuta all’interno del quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese.



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