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BURUNDI: FRA SOGNI DI PACE E DRAMMI QUOTIDIANI

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Eventi di speranza segnano questi giorni nel Burundi. Il 1° novembre ha preso l’avvio il nuovo governo di transizione e in gennaio ha iniziato i lavori la nuova assemblea nazionale, affiancata in febbraio da una inedita camera dei senatori. Numerosi hutu sono ritornati dall’esilio e fanno parte delle due assemblee. A conclusione del triennio di transizione dovranno svolgersi le elezioni politiche.

Insieme ai segni di speranza, permangono però ancora forti motivi di preoccupazione: primo fra tutti, il proseguire degli scontri tra l’esercito e i due principali movimenti armati della resistenza hutu, che affermano di voler negoziare solo con l’esercito, “il vero detentore del potere”.

Il Dossier documenta le principali difficoltà, per affrontare le quali occorrerà, da parte di tutti, un’enorme dose di fiducia e di coraggio.

Riporta anche i dati di un recente rapporto di Human Rights Watch a proposito di un’iniziativa preoccupante: la creazione di corpi civili armati: i “Guardiani della pace” sono in maggioranza giovani hutu, forzatamente arruolati e inviati a combattere contro i “ribelli” hutu.

Anche se attuata in forme analoghe dal Rwanda e dai suoi alleati congolesi, l’operazione è di una gravità estrema, che va denunciata.

Il Dossier vuol essere un gesto di solidarietà innanzitutto con le vittime e con quanti, ascoltando il loro grido, continuano a credere e lavorare per la Pace in Burundi. Nonostante tutto.



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