Antropologi e missionari a confronto
La relazione tra antropologi e missionari data dall’origine della scienza antropologica. I missionari hanno sempre raccolto materiali etnografici, utilizzandoli per progetti culturali. Quei materiali hanno trovato posto nei musei missionari e hanno contribuito a salvaguardare un sapere altrimenti destinato a rapida scomparsa. Una pratica che non si è conclusa e che ha prodotto dizionari linguistici, raccolte di tradizione orale, grammatiche. Da una certa epoca in avanti, antropologia e missiologia hanno percorso strade differenti e polemiche.
L’antropologo ha accusato il missionario di colonialismo, il missionario ha visto nelle descrizioni degli antropologi un relativismo sospetto.
In realtà dall’accusa di reificare le culture “altre” non si è salvata neppure l’antropologia. A distanza di decenni, questa polemica non è più così attuale: sia i missionari sia gli antropologi privilegiano oggi la partecipazione e il senso critico.
Restano comunque alcuni temi polemici:
- il primo relativo al concetto di “natura umana” (teleologica per la teologia, empirica per l’antropologia),
- il secondo riferito al limite del relativismo antropologico.
Se la sfida per l’antropologia può essere “chiarire” il linguaggio e tentare un recupero universalistico, per la missiologia è accogliere il simbolismo delle culture. Compiti rilevanti in epoca di multiculturalismo e di pluralismo religioso.







