A BETLEMME LA MISSIONE DI MARIA
Circa un anno fa abbiamo iniziato un cammino tra le pagine del Vangelo secondo Luca. Siamo andati in ordine, come conviene fare, cominciando dalle prime righe e procedendo di capitolo in capitolo. Qualche volta abbiamo fatto salti abbastanza grandi, perché sarebbe impossibile leggere insieme tutto il racconto di Luca, così lungo; ma niente ci vieta di leggerlo personalmente, in quest’anno dedicato alla misericordia! Per finire il nostro percorso, ritorniamo all’inizio (Lc 2,1-20), a quando l’evangelista ci racconta la nascita di Gesù. Non è solo in preparazione al Natale che leggiamo questa pagina tanto bella e famosa; ma anche perché ci dice come continuare ad ascoltare il Vangelo, e di conseguenza come continuare a riflettere sulla missione secondo Luca.
Luca suddivide il racconto della nascita di Gesù in tre scene:
- la prima riferisce il fatto e gli eventi che lo precedono (ci spiega cioè come mai Giuseppe e Maria sono finiti a Betlemme, così lontano da casa, che era a Nàzaret);
- la seconda è ambientata in un luogo poco lontano, in cui un gruppo di pastori riceve l’annuncio degli angeli: è nato il salvatore; infine,
- la terza scena riporta la visita dei pastori a Maria, Giuseppe e il bambino.
Tre scene, dunque; in ognuna di esse c’è lo stesso ritornello, ripetuto tre volte, in modo che rimanga impresso: c’è un bambino (avvolto in fasce) adagiato in una mangiatoia (cfr. vv. 7.12.16). Non proprio quello che ti aspetti, quando pensi al salvatore del mondo!
UN BAMBINO POVERO
L’inizio è tra i più solenni, da un certo punto di vista; ed infatti, quando viene proclamato nella notte di Natale fa sempre il suo effetto:
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio (Lc 2,1-7).
La cornice storica è grandiosa: viene scomodato perfino l’imperatore di Roma! Ma quando guardiamo ai fatti che vengono raccontati rimaniamo stupiti per la loro semplicità. Poniamo attenzione, per esempio, ai personaggi; alla nascita di Giovanni Battista (avvenuta poco prima) c’erano tutti i vicini e i parenti; quando è nato Gesù, invece, solo Maria e Giuseppe. Non c’è nessun altro! E poi il luogo: sono lontanissimi dal proprio paese e non hanno neanche una casa decente che li ospiti. Non trovano posto in un locale per viaggiatori, ma neppure in quella parte della casa in cui dormivano le persone; sono accolti nella casa di qualcuno che può solo fare un po’ di spazio là dove tiene gli animali. È la nascita di un bambino povero, quella che ci racconta Luca. La cornice storica è grandiosa, ma il fatto è molto, molto semplice.
SALVATORE DEL MONDO
Questo dunque il fatto: un bambino che giace in una mangiatoia; ricordiamolo: non è un lettino, ma la greppia da cui si nutrivano gli animali. Forse ha assunto qualche nota poetica nei nostri presepi; ma non dimentichiamo che si tratta di una seconda scelta: l’hanno posto lì tra gli animali perché nell’alloggio (dove stavano le persone) non c’era posto! Non è neanche una questione di privacy, come talvolta si sente dire; è un ripiego alla meno peggio. Questo è quello che si vede: un bambino che giace in una mangiatoia. Ma l’evangelista vuole che siamo consapevoli che non si tratta di un bambino qualunque.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 8,14).
Nessuno si è accorto della sua nascita? Poco importa: si scomoda Dio, che fa sentire la sua presenza (potremmo tradurre così l’espressione “la gloria del Signore li avvolse di luce”) e manda i suoi angeli a recare il lieto annuncio: questo bambino è il Salvatore, il Cristo, il Signore. Non c’è nessun versetto in tutto il Vangelo secondo Luca che contenga un concentrato così alto di cristologia! Sono titoli enormi, immensi. Dicono che Gesù è il Salvatore che Israele attende da centinaia e centinaia di anni; è il discendente di Davide (non per nulla l’angelo lo sottolinea: è nato nella città di Davide!) che per secoli il popolo intero ha atteso e invocato, cioè il Messia; è il Signore, colui che porterà la luce e la salvezza a tutti i popoli della terra. Non si direbbe: a guardarlo sembra un bambino povero come tanti altri; ma in realtà è il Salvatore, il Messia, il Signore.
LA MISSIONE DI MARIA
La prima parte del nostro brano racconta, dunque, ciò che si vede dall’esterno: è nato un bambino normale, anzi povero. Nella seconda parte intervengono gli angeli di Dio, che ci invitano ad andare oltre l’apparenza: questo bambino è il Messia, il Salvatore, il Signore. Infine, negli ultimi versetti, le due cose vengono messe insieme: davanti al bambino, i pastori dicono chi è veramente!
Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro (Lc 2,15-20).
Le reazioni, a questo punto, sono due: quella di tutti e quella speciale di Maria. Tutti reagiscono nel modo che ci si aspetta: si stupiscono; è giusto che sia così: di fronte a cose troppo grandi per sembrare vere, nella Bibbia (e nella vita) ci si stupisce. Ma la madre di Gesù fa un passo in più: “custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Non si ferma allo stupore; va oltre.
METTERE INSIEME L’INFINITO BAMBINO
C’è un verbo particolare in greco, dove in italiano abbiamo tradotto “meditare”. Alla lettera dice l’azione di “mettere insieme”, “confrontare”, o forse meglio ancora “tentare di far stare insieme” due realtà diverse tra loro. È troppo grande la differenza tra questo bambino adagiato in una mangiatoia e il Salvatore del mondo, tra quello che si vede e quello che dicono gli angeli (e poi i pastori) di lui. È troppo grande; non basta un momento per capire: Maria fa tesoro di quel che vede e di quel che sente, e continua a cercare di tenere insieme il suo bambino e il Messia Signore, lasciando che le due cose rimbalzino dentro il suo cuore, nella speranza che un senso emerga.
A volte anche noi ci troviamo a non capire, ad annunciare cose che non quadrano del tutto. Parliamo di pace, ma sembra che a vincere sia la guerra; raccontiamo di un Dio che ascolta il grido del povero, ma vediamo ingiustizia e sofferenza; invitiamo a sperare, quando non sappiamo realisticamente se ne verremo fuori. A volte i modi di Dio sono così diversi da quello che ci aspetteremmo da lui…
Nel nostro cammino ci accompagni Maria, colei che ha creduto (cioè si è fidata) anche senza aver compreso tutto; ma che, allo stesso tempo, non si è mai stancata di cercare.






