
From the editor's desk
"The Tablet" - 19 ottobre 2013
L’arcivescovo Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sembra voler fare un’abitudine del mettere in imbarazzo il pontificato. Nonostante che papa Francesco abbia fatto della misericordia divina uno dei temi chiave del suo pontificato, l’arcivescovo ha dichiarato che i cattolici divorziati e risposati non possono essere ammessi alla Santa Comunione – essi non possono, ha detto, “appellarsi alla misericordia divina”. Papa Francesco ha mostrato chiaramente la sua volontà che l’intera questione venga riaperta alla discussione, e ciò avverrà il prossimo anno in una speciale riunione del Sinodo dei vescovi.
Ciò ha posto l’arcivescovo Müller in una posizione estremamente imbarazzante. Inoltre sul caso del vescovo di Limburg, Franz-Peter Tebartz-van Elst, egli ha litigato con alcune delle figure più autorevoli della Chiesa cattolica tedesca, compreso il cardinale Reinhard Marx, uno dei membri del Consiglio dei cardinali che affianca il papa. Il vescovo Tebartz ha suscitato scalpore in Germania per aver speso 26 milioni di euro per una nuova residenza ufficiale, compresi 12.672 euro per una vasca da bagno. Inoltre egli è imputato di fronte a un tribunale per due casi di falsa testimonianza e di fronte ad un altro tribunale per nove casi di appropriazione indebita. Si dice che i cattolici tedeschi stiano abbandonando la Chiesa cattolica a frotte, per il disgusto suscitato dal fatto che il tributo che i cittadini tedeschi versano per appartenere a una Chiesa venga impiegato per stravaganze simili. Papa Francesco, che chiaramente prende tutto ciò molto sul serio, gli ha chiesto di venire a Roma. Tuttavia l’arcivescovo Müller, egli stesso già vescovo di Regensburg, incarico grazie al quale ha servito sotto l’allora cardinale Joseph Ratzinger nella Congregazione per la dottrina della fede, si è levato in difesa del vescovo Tebartz, definendo la vicenda “un’invenzione dei giornalisti” e “un edificio di bugie”.
Niente di nuovo sotto il sole. Uno degli aspetti peggiori del Vaticano durante i pontificati di Benedetto XVI e del suo predecessore Giovanni Paolo II è stata la tendenza a respingere come falsità e calunnie i resoconti delle malefatte del clero apparse nei mass media. Questo è stato senza dubbio uno dei fattori principali che hanno contribuito a rallentare la presa di coscienza da parte della Chiesa del problema degli abusi, con la conseguenza che gli abusi sessuali sui bambini commessi dal clero sono continuati più a lungo di quanto avrebbe potuto essere, e che prelati corrotti o incompetenti hanno continuato a ricoprire i loro incarichi quando avrebbero dovuto essere messi in pensione o consegnati alla polizia. Il buon nome della Chiesa cattolica richiederà intere generazioni per riprendersi da questa ferita auto-inflitta. Anche se alcuni organi di stampa hanno esagerato la dimensione del problema, praticamente tutti i fatti riportati sono stati confermati dagli eventi successivi.
Può darsi che i giornali tendano a sensazionalizzare le notizie, ma i funzionari vaticani devono imparare che essi raramente dicono bugie. È esattamente di questo che l’arcivescovo Müller ha accusato la stampa nel caso Limburg. Egli ha fatto ricorso allo screditato mezzo di difesa del Vaticano ogni volta che i giornalisti hanno richiamato l’attenzione su fatti imbarazzanti, minando così la propria reputazione. Il card. Marx non sarà l’unico ad essere furioso.
I giornalisti e i responsabili della Chiesa non vanno facilmente d’accordo ma, nonostante abbiano obiettivi diversi, essi dovrebbero essere uniti nel rispettare la verità – a cui si può rendere un buon servizio con commenti corretti.
A questo proposito, coloro che criticano la stampa potrebbero prendere nota del fatto che non è stato un giornalista a definire “corvi e vipere” alcuni responsabili che lavorano in Vaticano, ma un ex segretario di Stato, il card. Tarcisio Bertone; né è stato un giornalista a definire “lebbra del pontificato” la corte che circonda il papa, ma è stato papa Francesco in persona.
Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri
pubblicata con il consenso dell'editore
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