
From the Editor’s Desk
“The Tablet” – 10 gennaio 2015
La nomina di 20 nuovi cardinali provenienti da 18 nazioni è un ulteriore segnale che papa Francesco sta rimettendo in equilibrio le dinamiche interne della Chiesa cattolica. I papi non scelgono i loro successori, anche quando la sede è vacante per dimissioni, come nel caso di Benedetto XVI. Ma scelgono coloro che lo faranno.
Anche se un conclave si riunisse domani, meno di due anni dopo la sua elezione, papa Francesco sarebbe responsabile della nomina di un quarto degli elettori presenti. Molti degli altri cardinali hanno votato per lui l’ultima volta e si può presumere che, nella maggior parte dei casi, voterebbero allo stesso modo. Ciò aiuta a rispondere alla domanda che tiene svegli la notte i più accesi sostenitori di Francesco: che cosa succederà quando se ne sarà andato? Egli ha percorso una lunga strada per assicurare una continuità di direzione.
Ma qual è esattamente questa direzione? I suoi oppositori, dentro e fuori il Vaticano, pensano che egli abbia un programma decisamente progressista. Ma alcune delle sue nomine sono state molto conservatrici.
Egli non vuole iniziare una guerra civile cattolica, anche se alcuni tradizionalisti si stanno preparando proprio a questo. Ciò che risulta evidente da tutto quello che ha detto e fatto è che egli crede profondamente nella potenza dello Spirito Santo, come crede che il suo compito principale sia lasciare libero lo Spirito. Quest’ultimo anima la fede quotidiana dei cattolici e quindi, egli ne è convinto, che la fede diventi una risorsa che la Chiesa deve sfruttare.
Da un punto di vista dottrinale non ci sono controversie in merito, ma ciò diventa rivoluzionario quando inverte il normale processo con cui la Chiesa discerne la volontà di Dio. Invece di considerare l’azione dello Spirito Santo anzitutto nel papato stesso e poi in quei settori della curia vaticana che da esso fanno derivare la loro autorità nell’insegnamento, egli cerca lo Spirito nelle periferie. Privilegia la testimonianza degli emarginati, come i poveri e gli oppressi, invece della sapienza degli accademici e degli ecclesiastici di carriera – e dei giornalisti.
Ciò che caratterizza la nuova rosa di cardinali è la vicinanza ai loro popoli, ne consegue che sono vicini a dove lo Spirito è più attivo. Essi dovrebbero evitare di farsi coinvolgere dall’istituzione, e in questo li potrebbe aiutare il tenere a mente il famoso saggio del cardinale Newman sul “consulto dei fedeli”. Esso mostrava come nel quarto secolo la Chiesa fosse stata salvata dall’eresia ariana non dall’autorità dei vescovi e dal magistero, ma dalla fede trinitaria dei comuni cattolici. L’inevitabile conclusione è che quando lo Spirito Santo guida la Chiesa in “tutta verità”, come credono i cattolici, esso utilizza ogni mezzo disponibile. L’infallibilità papale e il continuo peso dato al magistero, anche dopo il Concilio Vaticano Secondo, hanno avuto la tendenza a oscurare quell’intuizione.
Questo fa luce sul metodo che Francesco utilizza per affrontare alcuni spinosi problemi nel campo della sessualità, del matrimonio e della vita familiare. Invece di stare chino su tomi papali nella biblioteca vaticana, Francesco chiede ciò che la gente comune, la cui fede è animata dallo Spirito, crede sia la migliore risposta cristiana a queste sfide moderne.
Alcune risposte potranno essere liberali, ma non necessariamente. È comunque un modo di “fare cattolicesimo” che non è mai stato tentato prima.
Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri
pubblicata con il consenso dell’editore
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