SENZA IMPEDIMENTI / LE DONNE E IL MINISTERO ORDINATO
Presentazione del libro: Andrea Grillo (ed.), Senza impedimenti. Le donne e il ministero ordinato, Queriniana 2024, pp. 192, € 15,20
È un libro la cui mole è inversamente proporzionale alla densità; la lettura è impegnativa ma vale certamente la pena. Sei teologi (tre uomini e tre donne) ognuno specializzato in un settore della teologia –biblico, patristico, giuridico, ecclesiologico, dogmatico, storico – hanno individuato il punto della questione, prendendo in considerazione ciò che comunemente viene asserito e mostrando un punto di vista diverso, spesso una ricontestualizzazione che porta a rivedere ciò che è “tradizionale”. A me – che non ho una competenza particolare sul tema – è sembrato un libro non solo di grande rispetto della materia ma anche in qualche modo definitivo, ovvero in sé compiuto e quindi aperto ad una interlocuzione. In ogni capitolo ho trovato una seria trattazione del punto sulla questione (spesso con un’abbondanza di citazioni che fa di ogni contributo un saggio a sé) assertiva ma anche interlocutoria: mi piacerebbe che specialisti del medesimo calibro interloquissero sugli argomenti presentati in uno spirito di sincera ricerca, non trincerandosi dietro l’impedimentum a parlarne per il fatto che – come ricorda Marinella Perroni nella prefazione – il più recente insegnamento circa “la dottrina sulla ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini” è verità da ritenersi in modo definitivo.
Non entro nel merito dei singoli contributi, ma voglio sottolineare l’approccio metodologico di pressoché tutti gli autori e le autrici, rinvenibile in alcune espressioni che riporto in sequenza ordinata: “chi non è con noi è contro di noi”ovvero se c’è chi concorre a fare il bene, perché impedirlo; “autorizzati a comprendere, lasciandosi ferire dalla complessità” imparando dalla tradizione antica a leggere la Bibbia a fronte delle nuove emergenze, sorpresi di quanto tale ermeneutica sia più aperta e raffinata di quanto si immagini; “si tratta di rileggere il ministero alla luce di una sensibilità paritaria”, “quando si è in un labirinto, occorre trovare un altro punto di vista”; “è un problema secondo ma non secondario” da pensare a partire dalla missionarietà dell’intero popolo di Dio; “occorre procedere con gradualità” ma, a partire dall’uguaglianza battesimale, non è possibile escludere una capacità della donna di accedere al sacerdozio ministeriale. Al di là della lettura proposta, mi ha colpito lo sguardo ampio e, per quanto appassionato, non fazioso. Tutti gli autori e le autrici, inoltre, sono motivati da un evidente amore per la Chiesa e dal porre il focus sul compito di evangelizzazione e missione della stessa, ponendo la questione dell’accesso più ampio ai ministeri nell’ottica di un migliore servizio al Vangelo e al mondo.
Nell’ultimo contributo, A. Grillo ribalta con forza la questione del non sentirsi autorizzati ad ammettere le donne al ministero, affermando che, piuttosto, non siamo autorizzati ad escluderle. Importanti in questo saggio conclusivo la sintesi sui vari pronunciamenti a riguardo del tema, dalla Inter insigniores (1976) alla dichiarazione del prefetto della Dottrina della fede (2018) e la deprecazione del fatto che teologi e canonisti si siano posti in una condizione di silenzio al riguardo, rischiando di confondere la paura con l’obbedienza
La questione dell’accesso al ministero (minimo al diaconato) è aperta, non chiusa. Gli argomenti addotti sono forti e ben documentati; ne ho tratto l’impressione (ingenua) che la contrarietà non sia di tipo dogmatico ma psicologico. Mi pare di cogliere però intorno a me una stanchezza nel considerare argomentazioni così articolate, una specie di pigrizia che si accontenta di ripetere argomenti tradizionali anche se deboli, evitando la riflessione critica che invece è salutare per il bene della Chiesa. E questo indipendentemente dagli esiti di una tale riflessione e dalla valutazione dell’opportunità pastorale di porre in atto cambiamenti coerenti con la eventuale nuova consapevolezza acquisita. Un’affermazione magisteriale, contenuta nel documento di presentazione a Ordinatio sacerdotalis, diceva ufficialmente a tutti i battezzati cattolici il contenuto della loro fede, a cui attenersi; ora, il “che cosa” si debba credere non dispensa dalla domanda sul “perché” (A. Grillo). Nessuna lesione della Chiesa nella libertà di domanda.







