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CONGO RD / IL VULCANO E LA DEMOGRAFIA METTONO ALLA PROVA IL GOVERNO

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Dopo l’annuncio di cessato allarme da parte del primo ministro, lunedì 7 giugno è iniziato il ritorno nella città di Goma degli sfollati. Diverse persone si erano già messe in movimento, con la diminuzione dell’attività sismica, preferendo l’incertezza sismica alle dure condizioni di vita, senza cibo, acqua potabile e riparo. L’ordine di evacuazione obbligatoria era, infatti, giunto improvviso, senza supporti logistici né trasporti per facilitare gli spostamenti e l’accoglienza. A causa della mobilità della popolazione, non si conosce il numero esatto degli sfollati. Gli organismi nazionali e internazionali presenti valutano tra 250 e 500mila gli sfollati. Nessuno però conosce la realtà demografica di Goma, i cui dati variano da 650mila a 1 milione e 600mila abitanti. 

I primi aiuti internazionali sono arrivati dopo 10 giorni dall’eruzione. Il Pam (Programma alimentare mondiale), la Croce rossa internazionale, il Mercy Corps, Medici senza frontiere, la Caritas e le diverse Chiese, si sono coordinati per far arrivare i primi soccorsi: cibo, acqua potabile e medicinali. C’era, inoltre, da contrastare una possibile epidemia di colera in una zona ormai endemica. Gli organismi stimano che circa 60mila persone abbiano trovato rifugio a Rutshuru, a nord di Goma; 60mila a Sake, 65mila Minova, sull’asse sud che porta a Bukavu; circa 50mila a Bukavu e 50mila alla frontiera con il Ruanda. Con la riapertura dell’aeroporto internazionale, il primo ministro Sama Lukonde Kyenge è potuto arrivare a Goma il 5 giugno, accompagnato da una delegazione governativa per valutare la situazione e portare l’aiuto del governo agli organismi umanitari già presenti. Vista la diminuzione dell’attività sismica, il primo ministro ha promesso aiuto logistico per il rientro degli sfollati. Resta comunque il problema di chi ha perso tutto nei 17 villaggi alla periferia nord di Goma. Il servizio d’acqua potabile, poi, non è ancora stato ripristinato a causa dei danni provocati dall’eruzione e lunghe file di persone si formano intorno alle fontane che erogano ancora acqua. I servizi dell’Oms hanno comunque rinforzato i controlli dell’acqua per renderla potabile. 

Una volta di più le autorità si stanno ponendo il problema di spostare, se non tutta la città di Goma, almeno i quartieri più esposti, verso la località di Sake, a una ventina di chilometri. La mancanza di una politica urbanistica delle zone pericolose non ha ancora permesso di affrontare il vero pericolo che costituisce il vulcano Nyiragongo. Tra gli scienziati vulcanologici sbarcati a Goma in occasione dell’eruzione del 22 maggio, c’è anche un italiano, Dario Tedesco, consulente delle Nazioni Unite, che sulle pagine dell’Huffpost ha spiegato le caratteristiche uniche di questo vulcano. Il Nyiragongo infatti costituisce un pericolo permanente perché sempre attivo e con la lava sempre in ebollizione nel suo cratere. Da anni, infatti, di notte, si possono ammirare i rossi bagliori lanciati dal cratere del vulcano. La consistenza, poi, della lava è speciale, unica al mondo: particolarmente fluida, può raggiungere una velocità di circa 100 km all’ora. Se poi si considera il fatto che l’eruzione non è stata preceduta da segnali particolari, si può percepirne la pericolosità e l’urgenza con cui le autorità sono intervenute per salvare il maggior numero possibile di vite umane. Dario Tedesco considera l’ultima eruzione, del 22 maggio, un movimento di piccole proporzioni che, però, a causa dell’enorme popolazione, ha creato gravi problemi umanitari. Ora, anche se l’attività sismica è diminuita, la minaccia resta tutta. L’ultima eruzione è stata considerata come una prova generale. Sarà dunque necessario prendere delle decisioni gravi, affinché altre vite non siano inghiottite dalla prossima attività sismica.



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